Il 13 maggio alle 18 all’Auditorium Parco della Musica a Roma presenterò il mio nuovo libro Attraversamenti. Storie e incontri di un comunista e democratico italiano. È meno politico e più personale dei precedenti. O meglio, è politico in modo diverso: lo è attraverso racconti di vita, vicende esistenziali, esperienze culturali e umane.

Perché si intitola Attraversamenti? Perché, grazie al reciproco attraversamento, con persone che per me hanno molto contato nel corso degli anni, emerge quanto abbia avuto dai miei amici e quanto sia stato capace io di dare loro qualcosa. Così, scorre la cronaca degli incontri, non solo di lavoro, e di tanti aneddoti inediti circa Gianni Borgna, Pier Paolo Pasolini, Mario Tronti, Pietro Ingrao, Francesco Rutelli, Renzo Piano, Luciano Berio, Andrea Augello e Franca Chiaromonte.

Viene fuori un ritratto del tessuto umano, ideale e politico di alcuni decenni della storia italiana. L’aspetto di una politica che è stata anche comunità, invenzione, creatività e sfida verso le tante prove che si sono dovute affrontare. Emerge persino una cifra antropologica, che ha aiutato a tenere insieme le persone, la sinistra, i lavoratori e i cittadini. Naturalmente, un po’ implicitamente e anche esplicitamente, viene fuori la differenza con l’oggi. Da sottolineare non in modo nostalgico e paralizzante. Quasi a contemplare un passato mitizzato e idealizzato. Piuttosto, come urgenza di un cambiamento che arresti il degrado, lo sfarinamento, la riduzione al minimo di ogni “libertà dello spirito”. Quando oggi si riparla giustamente, a partire dai fatti di cronaca, della questione morale occorre ben intenderci. Rispetto a vicende individuali penalmente rilevanti, è la magistratura che deve intervenire. Colpendo senza condizionamenti e, allo stesso tempo, garantendo i massimi diritti di difesa agli imputati. Ma per un partito la questione morale non è questo. È cambiare la forma del partito. Un tema purtroppo abbandonato da decenni e non affrontato neppure nell’ultimo anno. Quando tutto ruota attorno alle preferenze, agli eletti, alla forza che deriva dall’esercizio del potere, è ben chiaro che le mele marce possono agire su un terreno favorevole e si mettono a comprare i voti.

In tutte le pagine del libro c’è l’invocazione a cambiare musica. A ritrovare l’autorevolezza di gruppi dirigenti plurali e formati dai migliori, che siano in grado di cambiare la vita del partito, dando un potere agli iscritti di deliberazione sui grandi temi che investono la nazione. Confronti e conseguenti referendum che mischino ad ogni quesito posto i nostri militanti, oggi troppo soggiogati alle logiche correntizie.

L’epilogo del libro è diviso in due parti. Una strettamente politica, persino tattica. Come si può liberare il Paese da una destra inquietante da un punto di  vista ideologico e incapace di condurre il governo nazionale? Torna il tema della necessità dell’unità del nostro campo, arrivato diviso alle precedenti elezioni politiche, con conseguenze disastrose. Comprendo bene che oggi, di fronte alle elezioni europee, si impone oggettivamente una logica strettamente proporzionale. Ognuno per sé. Ma se ciò è comprensibile, è invece incomprensibile in questa competizione scassare ogni filo di solidarietà. Determinare nel profondo dei reciproci elettorati ferite difficilmente sanabili. Questo è successo a Bari. Mentre in Sardegna, dove l’unità è stata preparata in tempo, con i programmi e la trasparenza dei rapporti, abbiamo vinto.

La seconda parte del libro affronta, invece, un tema strategico e di prospettiva. In modo persino visionario. La forza dell’attuale capitalismo è talmente pervasiva che ha trasformato l’insieme dei cittadini in semplici consumatori. Ha “cosizzato” il mondo. Nulla ha più valore e tutto è ridotto al suo prezzo. Ci sono pagine meravigliose di Marx, che descrive l’azzeramento della vita dentro gli ingranaggi che trasformano ogni cosa in merce. Ma resta qualcosa che resiste nel profondo degli esseri umani. Che mostra la sua indisponibilità, la sua resistenza, la sua insopprimibile voglia di esprimersi. È la libertà dello spirito. Da lì dobbiamo ripartire, tenendo insieme la politica dell’oggi con una offensiva culturale e ideale che da tempo non riusciamo a mettere in campo. E che dovrebbe invece essere l’aspetto fondamentale della nostra azione politica.

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