
Cinquant’anni fa, a circa novanta famiglie che risiedevano a Roma in condizioni abitative perlopiù precarie, venne assegnato un appartamento popolare nella città di Monterotondo, all’interno di immobili di proprietà della Capitale. Novanta famiglie che in questo mezzo secolo si sono radicate nel nostro comune, diventando parte della comunità: la loro vita è qui, perché qui hanno lavorato e hanno vissuto, crescendo e creando nuovi nuclei familiari. Tante di queste persone sono ora in pensione, altre non ci sono più e riposano nel nostro cimitero.
Purtroppo però, per chi è ancora in vita e ha spesso oltre ottant’anni, al momento è preclusa la possibilità di vivere una vita tranquilla perché pende sulle loro teste una condizione di grave incertezza da non augurare a nessuno, soprattutto in tarda età: uno sfratto esecutivo.
Come siamo arrivati a questo punto?
Queste abitazioni infatti non sono più di proprietà del Comune di Roma, che negli anni le ha gestite sempre con alterne fortune ma mai in maniera efficace. La nuova proprietà ha deciso di venderli, gettando nel panico tutte le famiglie che qui hanno vissuto per tutto questo tempo.
Come amministratori di oggi, ci troviamo a gestire questioni che vengono da lontano e che nel tempo hanno risposto a criteri e impostazioni diverse che sarebbe inutile giudicare con gli occhi del presente. Così come sarebbe inutile assistere a un pretestuoso rimpallo di responsabilità da parte delle amministrazioni che invece, collaborando, possono risolvere una questione così delicata. Quello che possiamo fare è imparare dagli errori di ieri per non ripeterli oggi e domani. Ma è evidente che le novanta famiglie oggi sotto sfratto a Monterotondo, abbiano bisogno di una risposta chiara, immediata e risolutiva da parte degli organi che possono trovare una soluzione: il Comune di Roma, la Regione Lazio e Ater Provincia di Roma.
Abbiamo accolto con favore la proposta di un tavolo interistituzionale che veda coinvolti tutti e tre i soggetti perché solo così è possibile risolvere un problema che emerge adesso con forza nel nostro territorio ma che non è circoscritto a Monterotondo. Sono infatti circa duemila gli appartamenti di proprietà di Roma Capitale sparsi in tutta la provincia, un patrimonio che l’amministrazione capitolina fatica a gestire in maniera opportuna, con evidenti disagi arrecati alle migliaia di persone che vi risiedono.
Rispetto agli altri comuni, la situazione di Monterotondo presenta un grave carattere emergenziale dovuto allo sfratto esecutivo. Tante delle famiglie coinvolte, vorrebbero riscattare le case ma certo non possono farlo da sole. Si tratta di somme ingenti per una famiglia che spesso, per limiti di età e di reddito, non può nemmeno accedere a un mutuo. Queste somme non sono però così ingenti per un’amministrazione come Roma Capitale o come la Regione Lazio che gestiscono bilanci immensi e sarebbero in grado di far fronte a questa situazione, scongiurando una volta per tutte lo spettro dello sgombero forzato di famiglie che hanno il diritto di risiedere in un alloggio popolare in quanto legittime assegnatarie.
Roma Capitale e la Regione Lazio hanno oggi l’opportunità di dimostrare quanto sia importante per le istituzioni tutelare il diritto all’abitare su cui si basa la tranquillità dei nuclei familiari più fragili, intervenendo subito sulla questione di Monterotondo. Ma una risposta concreta e di lungo respiro, non può prescindere dalla riflessione che questi due enti, insieme ad Ater Provincia di Roma, devono mettere in campo per garantire delle risposte definitive a chi vive nelle case popolari di proprietà di Roma Capitale che non ricadono sul territorio capitolino. Se i cittadini e le cittadine che vivono in condizioni più precarie, non trovano il sostegno concreto delle amministrazioni, la disaffezione nei confronti delle istituzioni e della politica, rischia di minare seriamente la tenuta democratica del nostro Paese.
