
Forse il principale obiettivo che abbiamo nella vita del Partito Democratico è rafforzare il senso di appartenenza a una comunità. Sì, certo, c’è un tema di riforme organizzative, ma è evidente che quello su cui bisogna investire è il rafforzamento di una comune cultura politica. Alla democrazia italiana serve un forte soggetto popolare, plurale ma unito. Potremmo dire: serve molto un partito moderno, meno un patto elettorale che si rinnova ad ogni elezione o congresso.
Molto facile dirlo, reclamarlo è più faticoso e complesso farlo.
Questa unità, se non vuole essere di facciata o sporadica, deve fondarsi su una continua ricerca comune per comprendere la società italiana e costruire politiche efficaci alternative a quelle delle destre. Deve basarsi sulla costruzione collettiva, sulla condivisione di un’idea di Paese e di valori che la ispirano: Demo, la Fondazione del Pd, che Elly Schlein ha voluto rilanciare è stata pensata per questo obiettivo. Un luogo dove incontrarsi, pensare, creare e proporre soluzioni per un futuro migliore.
Io credo che la vera minaccia per la democrazia italiana sia la crescita delle disuguaglianze, il fatto che sempre più persone, milioni di persone, vedano i loro diritti costituzionali come un miraggio. Questa condizione crea solitudine e disincanto, sfiducia che presto diventa rabbia contro le istituzioni, raccolta poi dai populisti.
Non esistono scorciatoie. Giorgia Meloni o Matteo Salvini non sono la causa dei problemi, sono il risultato: un sintomo di sfiducia e malessere. I populisti raccontano e cavalcano i problemi ma quando governano non li risolvono. Ecco perché noi dobbiamo investire nell’alternativa, politica certo, fondata sulle alleanze, ma soprattutto su un progetto. L’alternativa non potrà mai essere solo un patto tra leaders di partiti diversi, sarà credibile se partendo dalla dura condizione umana offrirà ad essa una soluzione. I leaders casomai hanno il compito di portare nel progetto comune i propri valori e il proprio popolo per unirlo senza subalternità, ecco perché il Pd sta investendo sul progetto DEMO.
Nei territori, partendo da libri che parlano del nostro Paese, abbiamo iniziato a far incontrare autori, intellettuali, amministratori, militanti per ragionare insieme sul futuro. Nei forum, esperti e eletti nelle istituzioni hanno iniziato a confrontarsi su nuove politiche nazionali con una grande e chiara ambizione: indirizzare l’innovazione verso un futuro più giusto. In passato abbiamo sbagliato pensando che “riformismo” significasse solo fare più leggi, quella era “riformite”. Riformismo è cambiare il presente dando a questo cambiamento un’anima che non può che essere l’inveramento dei valori e degli obiettivi costituzionali a cominciare da quell’articolo 3 che ci ricorda che “la Repubblica rimuove gli ostacoli che impediscono la realizzazione della persone”. Demo è insieme, un think thank e un’opportunità di formazione, un investimento in primo luogo verso una nuova generazione che sarà libera solo se consapevole. Ha l’ambizione di essere uno spazio in più per rafforzare, unire la ricchezza del Pd e farla incontrare e dialogare con gli operatori dell’economia, con il mondo del lavoro e delle imprese, della cooperazione, del terzo settore e l’immensa risorsa degli amministratori locali.
