Mancano nove mesi al Giubileo.

Sono pochissimi ma pensiamo che si possa costruire quel patto di comunità che può farci trovare pronti e riscattare la città. Abbiamo bisogno di un Giubileo del Lavoro, delle Opere e dei Cittadini per poter cambiare il volto della città e migliorare la vita delle persone.

Roma dovrà offrire accoglienza a milioni di persone che avranno un impatto negativo sulla qualità e sulla quantità dei servizi pubblici e sui livelli di decoro urbano. La gestione di queste ricadute rischia di produrre pericolose frizioni, con una cittadinanza già esasperata dal basso livello dei servizi erogati.

Oggi stiamo attraversando una straordinaria fase di investimenti che ricadono sulla città di Roma tra i fondi europei, il PNRR e il Giubileo. Un’occasione da non perdere per superare tanti problemi strutturali della città, ricucire le fratture sociali ed esercitare le sue funzioni di Capitale, oltreché  ricoprirne il ruolo.

Abbiamo una grande opportunità per combattere le inaccettabili disuguaglianze sociali, avere un pensiero lungo sul futuro della società e, per quanto possibile dalle competenze istituzionali comunali, dare risposte ai problemi dei 5 “assi della precarietà”: reddito, casa, salute, mobilità e sapere.

Della precarietà, Roma ne è la Capitale. Il 48% dei contratti di lavoro attivati nel 2022 è durato un solo giorno, la media nazionale è del 12,6%. Un drammatico esempio di come la precarietà non sia più, da anni, un fenomeno che caratterizza la primissima fase della vita lavorativa delle persone seguita dalla stabilizzazione: dal 1993 al 2022 le persone che lavorano con contratti a tempo determinato nel nostro paese sono raddoppiate passando da 1,5 a 3 milioni.

Nel frattempo il lavoro, oltreché precario, si è fatto povero. Mentre le retribuzioni nominali dei dipendenti dell’Unione Europea, negli ultimi 10 anni, sono cresciute del 2,5%, qui sono calate del 2%, a fronte di un’inflazione che ha eroso con forza il potere d’acquisto.

Su tutto questo pesa il modello di sviluppo di Roma, pesano le scelte politiche del passato che non hanno reso la città un polo industriale né un polo del terziario avanzato, rimanendo tagliata fuori da importanti settori produttivi ad alto valore aggiunto. 

Non è un caso l’aumento massiccio degli addetti in settori a bassa intensità di conoscenza, meno qualificati e con retribuzioni più basse e una crescita decisamente più contenuta in settori ad alta intensità di conoscenza, con il risultato di far aumentare anche la percentuale di overerducation, la quota di persone impiegate in professioni che richiedono competenze inferiori a quelle possedute. A Roma dal 2011 al 2019 il tasso è passato dal 6,4% all’8,9%, mentre a Milano è sceso dall’8% al 6,1%.

Il Giubileo, insieme al PNRR, può tradursi nell’inizio di un percorso per riqualificare il mercato del lavoro e il sistema produttivo di Roma. Crediamo sia fondamentale dare finalmente alla luce il Patto per il Lavoro e lo Sviluppo Sostenibile con cui poter migliorare la qualità dell’occupazione e governare i processi di transizione e d’innovazione. Un patto che sia una cornice per azioni concrete: processi di reinternalizzazione dei servizi pubblici, il ripensamento in chiave industriale delle società in house del Comune, l’eliminazione del lavoro povero e precario nei servizi pubblici, atti per per non rendere il Giubileo una fabbrica di precarietà.

Per realizzare concretamente il Giubileo del Lavoro serve avviare un percorso per definire un Patto per il Lavoro e le Imprese di qualità con e tra le forze produttive della città, sostenuto da un Progetto Strategico sullo Sviluppo Sostenibile di Roma che costruisca le condizioni per interventi a breve, medio e lungo periodo per uscire strutturalmente dalla lunga fase di stagnazione economica della Capitale.

Occorre investire sulla contrattazione integrativa per garantire il giusto riconoscimento a chi lavora per la città e per un piano straordinario di assunzioni per il Comune di Roma e le partecipate per far trovare pronta la città, a partire dal decoro, dalla mobilità e la cultura.

Crediamo sia importante stabilire un salario minimo comunale che dovrà essere rispettato da tutti gli operatori economici degli appalti dei servizi per il funzionamento del Giubileo.

Serve mettere in atto, anche in funzione dei tanti eventi ospitati nella Capitale, una Carta di Qualità del Lavoro Occasionale a cui gli organizzatori degli eventi dovranno rivolgersi obbligatoriamente evitando che il volontariato si trasformi da ricchezza sociale in strumento di ulteriore sfruttamento. 

Inoltre, bisogna introdurre un bollino per il lavoro di qualità per gli alberghi e strutture ricettive e redigendo sull’esempio normativo adottato in altre regioni un registro comunale degli affitti brevi e delle case vacanza. In altre città è stato fatto, si può fare anche a Roma: rispetto e piena applicazione dei CCNL leader di settore sottoscritti dalle Organizzazioni Sindacali maggiormente rappresentative sul piano nazionale, certificazione della regolarità contributiva, sono alcuni dei parametri di riferimento che possono essere utilizzati.

Queste sono solo alcune idee e proposte su come prepararci, speriamo che si apra un dibattito su questi temi; la Cgil farà la sua parte affinché non si perda questa occasione.

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