Grazie alla scelta di Libera di svolgere qui a Roma la manifestazione nazionale per la giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, l’ultimo mese è stato ricco di appuntamenti che a Roma e nel Lazio hanno concentrato l’attenzione delle istituzioni e dei media sui fenomeni mafiosi nel nostro territorio.
Tanti sono stati i convegni, i dossier, gli approfondimenti, gli incontri e le manifestazioni dedicati alla descrizione della pervasione della presenza delle mafie a Roma e nel Lazio. Un percorso che sfocerà nella grande manifestazione che dalle nove solcherà le strade della Capitale.

La Capitale. Roma è la Capitale anche degli investimenti mafiosi e proprio da qui dobbiamo far partire una necessaria riflessione sul rapporto tra il nostro territorio, la nostra economia, la nostra società e le mafie.

Non si tratta di numeri, che certamente ben raccontano quanto profonda sia la presenza delle mafie, si tratta soprattutto di relazioni, economiche e umane. Si tratta di politica e di quale ruolo la politica e la nostra parte politica voglia giocare in questo contesto. La lotta mafia è una questione democratica, deve essere una questione democratica, nelle diverse sfumature del senso letterale del termine, nel senso politico del termine: la mafia, la lotta alle mafie, deve essere un elemento identitario dell’azione delle forze del PD e progressiste.

Grazie al lavoro portato avanti dalla magistratura e dallo sforzo di trasparenza, informazione ed educazione svolto negli ultimi 10 anni dall’osservatorio per la legalità ed il contrasto alle mafie della Regione Lazio, mai come oggi abbiamo un quadro chiaro di cosa significhi la mafia nel nostro territorio. 

Innanzitutto, una presenza strutturale e diffusa: dalle famiglie della ‘ndrangheta radicate a Latina, Anzio e Nettuno, fino a quelle insediatesi tra Prima Porta e Morlupo, passando per le più note diramazioni e affiliazioni che controllano le piazze di spaccio romane come Tor Bella Monaca o i locali di Via Veneto. Con la Camorra ed il “pometino d’adozione” Senese le grandi mafie gestiscono l’ingrosso della droga e reinvestono controllando una parte fondamentale dell’economia “quotidiana” della città: dagli esercizi commerciali sequestrati nell’area della tiberina passando per gestione parcheggi e opere pubbliche e private ad Anzio, servizi nei rifiuti o il business degli stabilimenti, e dulcis in fundo tantissimi locali della movida romana. 

In questi anni, poi, abbiamo saputo chiamare “mafie” i Casamonica, gli Spada, e adesso tra un assassinio ed una gambizzazione abbiamo scoperto quanto importante siano la mafia albanese e le piccole grandi reti malavitose che dalla microcriminalità cercano di diventare pezzi di un sistema fatto di pesci grandi, medi e piccoli. Non di meno è il territorio fuori da Roma: Viterbo, la grande piazza di spaccio di Frosinone, la mafia nigeriana e quella albanese nell’area prenestina, il controllo dei banchi del CAR, fino agli interessi sul Porto di Civitavecchia. 

Questo è un pezzo della “mappa” delle mafie, che si può ingrandire o rimpicciolire, che si alimenta ogni settimana di qualche “fatto” in qualche comune del nostro territorio. La mafia c’è, è presente, a Roma, nei nostri comuni, nei nostri quartieri. 

Raccontare questo “dato di fatto” diventa un esercizio sterile se non fa nascere un impeto alla reazione, alla riflessione su come noi ci poniamo davanti a tutto questo. È fondamentale capire quale ruolo voglia svolgere il Partito Democratico, la sua comunità dentro e fuori le istituzioni. Perché un ruolo la mafia intanto lo svolge, toccando nel cuore la sostanza democratica delle nostre comunità. 

La mafia svolge un ruolo quando investe i suoi soldi, quando controlla pienamente un settore di mercato determinando i prezzi e le condizioni per “competere”. Che si tratti dei fiori di Prima Porta o dei banchi alimentari, oppure della ristorazione. La mafia ha capitali così ingenti e una necessità così grande di ripulire i suoi soldi da mettere fuori gara gli imprenditori onesti, i commercianti onesti.

La mafia svolge un ruolo quando si fa paladina della “sicurezza” nel “suo” territorio, decidendo chi può fare cosa sulle strade delle nostre città, basti pensare alle vicende tra Romanina e Finocchio che hanno portato alla “ribalta televisiva” i Casamonica o gli Spada. Ancora peggio, quando nei nostri comuni della provincia i cittadini si rivolgono a “ben noti” per bloccare furti “fastidiosi” e troppo numerosi.

La mafia svolge un ruolo quando fa politica. Quando decide quali consiglieri eleggere, quali assessori “vincolare”, come spostare preferenze, a quali candidati permettere o no di fare serenamente campagna elettorale.

La mafia svolge un ruolo quando fare la vedetta, il “conservatore” di pistole o piccole quantità di droga, il piccolo spacciatore, sembrano le vie più facili per uscire dalla miseria, galleggiare nel disagio economico sentendosi più “garantito” e sicuro degli altri.

La mafia, infine, svolge un ruolo quando ti sceglie e ti finanzia il tuo percorso di crescita professionale e socio economica, per poi chiedere indietro con gli interessi quanto ti ha dato.

Ecco, sono tutti elementi che toccano nel vivo la democrazia: la libertà di fare impresa, la legalità e la sicurezza, il voto e gli organi elettivi, la scala sociale e l’emersione dalla miseria, la realizzazione di sé stessi. Tutti elementi in cui vive ogni azione politica progressista, ogni azione politica democratica.

Per questo la lotta alle mafie deve essere un nostro tratto di riconoscimento. Perché non possiamo non vedere che ogni nostra azione politica, ogni nostro obiettivo amministrativo, ogni nostra “promessa” elettorale è vana se non riusciamo a toccare il tema delle mafie nella nostra società, nelle nostre comunità. 

Per un partito che ha ed ha avuto così tanta esperienza di governo, tutto questo non è facile. Semplicemente perché è chiaramente un primo obiettivo di “interesse” delle mafie stesse. La mafia non vede il colore, vede la “disponibilità”, l’occhio chiuso, il silenzio/assenso, il pertugio in cui inserirsi.

Non si tratta di garantire la “purezza” del nostro partito, magari con organismi di garanzia investiti di ruolo di pm e ispettori di polizia. Anche perché in un quadro come questo, la pecora nera ci sarà sempre. 

Si tratta di rilanciare una costante azione di educazione, informazione, formazione rivolta all’interno ed all’esterno del Partito Democratico. Si tratta di dare gli strumenti ai nostri amministratori ed alle nostre amministratrici per leggere la società, l’economia, per imperniare l’azione amministrativa dei meccanismi che possono ridurre le infiltrazioni mafiose, così come istruirli sulla gestione dei beni confiscati alle mafie.

Si tratta di fare della educazione alla legalità una costante della nostra “politica culturale”, della nostra iniziativa politica. Di fare dei piccoli e grandi riferimenti della lotta alle mafie i nostri “nomi” contro le mafie.

Si tratta di fare cose concrete, come la palestra della Legalità ad Ostia o La collina della Pace a Finocchio e tanti altri esempi di riscossa costruita sulle ceneri delle mafie e dei simboli del loro potere.

Il 21 marzo è arrivato. Non facciamo che passi come una bella giornata di primavera, anche se di impegno contro le mafie e per la memoria delle vittime. Trasformiamo veramente la legalità e la lotta alle mafie in una nostra “questione”, una questione democratica.

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