Il Lazio rappresenta oggi uno dei principali laboratori per osservare come il sistema sociosanitario italiano stia rispondendo alle nuove fragilità sociali, all’invecchiamento demografico e alla sfida della riorganizzazione territoriale guidata dal PNRR e dal nuovo riparto del Fondo sanitario nazionale. La forte polarizzazione tra l’area metropolitana romana e le zone interne delle province laziali produce disuguaglianze specifiche: concentrazione di strutture e professionisti nella Capitale, periferie urbane con alta povertà e degrado, aree interne con bassa densità di servizi e tempi di percorrenza lunghi verso i presìdi sanitari.

Questo sfondo territoriale e socio‑economico condiziona profondamente la domanda di servizi sociosanitari nel Lazio e ma soprattutto dovrebbe indirizzare e guidare il modo in cui la Regione può e deve utilizzare il PNRR e le nuove regole di riparto del FSN per ridurre disuguaglianze e migliorare la fruibilità dei servizi per le categorie più vulnerabili.

Il contesto demografico e sociale nel Lazio

L’Italia è attraversata da un profondo cambiamento demografico, segnato da invecchiamento, denatalità e frammentazione delle famiglie, che ha ricadute dirette anche sul Lazio.  Le previsioni del Rapporto IFEL “Salute e territorio 2026” indicano un aumento delle famiglie senza nuclei (persone sole e famiglie multipersonali) fino a oltre il 44% del totale al 2050, con un incremento marcato delle persone anziane sole.

Nel Lazio, la distribuzione per età è parzialmente smorzata dalla presenza di Roma e di aree urbane relativamente più giovani, ma la combinazione di povertà urbana, precarietà lavorativa, costi abitativi elevati e concentrazione dei servizi genera nuove forme di vulnerabilità.  Tra queste emergono: famiglie con minori che vivono in quartieri periferici con scarso accesso a servizi di qualità, giovani adulti in condizioni di lavoro povero, persone senza dimora concentrate nell’area metropolitana.

Il Rapporto IFEL evidenzia, a livello nazionale, un’incidenza della povertà assoluta pari all’8,4% delle famiglie e al 9,7% delle persone nel 2023, con quasi 5,7 milioni di individui coinvolti.  Nel Centro Italia, area in cui ricade il Lazio, la povertà assoluta familiare si attesta intorno al 6,7% e il rischio di povertà o esclusione sociale riguarda circa il 20% della popolazione, con particolare rilievo del lavoro povero e della povertà minorile (oltre il 26% dei minori sotto i 16 anni a rischio).

A tutto ciò si somma la deprivazione abitativa: il 5,6% della popolazione nazionale vive in condizioni di grave deprivazione abitativa e il 5,1% sperimenta un sovraccarico dei costi della casa, con impatti forti sulla qualità di vita e sull’accesso ai servizi.  Nel Lazio questo quadro assume forme tipicamente urbane e metropolitane: sovraffollamento abitativo, sfratti, precarietà residenziale e concentrazione del disagio in specifiche periferie cittadine.

 Accessibilità alle cure e rinuncia ai servizi

Uno degli indicatori più significativi per misurare la reale fruibilità del sistema sociosanitario è la quota di popolazione che dichiara di aver rinunciato a prestazioni sanitarie necessarie per motivi economici o organizzativi.  Nel 2024 il 9,9% dei residenti in Italia ha rinunciato almeno a una prestazione per liste d’attesa troppo lunghe, costi elevati o difficoltà logistiche, in forte crescita rispetto al 6,3% del 2019.

Le regioni del Centro, in cui rientra il Lazio, presentano la quota più elevata di rinuncia alle cure, pari al 10,7% della popolazione, superando Nord e Mezzogiorno.  Nel Centro la causa principale è legata alle liste d’attesa e alla difficoltà di ottenere prestazioni nei tempi necessari, soprattutto per visite specialistiche ed esami diagnostici, segnale di un problema organizzativo strutturale più che esclusivamente economico.

Nel Lazio, la distanza dai servizi assume forme diverse: periferie urbane di Roma con collegamenti pubblici carenti, quartieri con bassa dotazione di presìdi territoriali, aree collinari e montane delle province laziali dove la rete dei servizi è ancora in via di ricostruzione e le Case della Comunità sono in fase di attivazione.  A queste criticità si aggiunge una barriera informativa e burocratica: frammentazione degli sportelli, assenza o incompletezza del Punto Unico di Accesso integrato tra ASL e Comuni, difficoltà nell’uso dei canali digitali di prenotazione e carenza di alfabetizzazione sanitaria e digitale.

L’implementazione del Fascicolo Sanitario Elettronico nel Lazio è ancora disomogenea e manca un vero fascicolo sociale elettronico che consenta la condivisione sistematica di informazioni tra servizi sociali e sanitari, ostacolando una presa in carico realmente integrata. A tutto questo si aggiunge l’ultima disposizione della Giunta Rocca sui tempi di garanzia delle ricette e la individuazione degli ambiti entro cui usufruire delle prestazioni: una disposizione scellerata che creerà più disagio per la popolazione più rinuncia alle cure, non risolverà il problema delle liste d’attesa e traghetterà sempre più verso il privato e aumenterà la spesa sanitaria privata delle famiglie.

Spesa sociale, sociosanitaria e ruolo dei Comuni nel Lazio

Nel 2022 la spesa dei Comuni italiani per i servizi sociali ha raggiunto 8,86 miliardi di euro, pari a circa 150 euro pro capite, con differenze significative tra le macro‑aree: 181 euro nel Nord, 165 nel Centro, 100 nel Mezzogiorno.  Il Lazio, collocandosi nella media del Centro, sconta comunque uno scarto ancora rilevante rispetto ai livelli di infrastrutturazione del welfare locale di molte realtà settentrionali.

La composizione per aree di utenza nel Centro mostra una prevalenza di spesa per famiglie e minori (38,9%), disabili (27,4%) e anziani (14%), con quote più ridotte per povertà e disagio adulti, immigrati e multiutenza, quadro che si riflette anche nel profilo laziale.  IFEL segnala, nel periodo 2013‑2022, una diminuzione della spesa per anziani a fronte di una crescita significativa per disabilità, povertà e interventi rivolti a immigrati e gruppi vulnerabili, con il rischio che la non autosufficienza venga affrontata più tramite trasferimenti monetari che mediante servizi di prossimità.

Nel Lazio la spesa sociale comunale risulta fortemente concentrata nei grandi comuni, a partire da Roma, mentre molti comuni medio‑piccoli, soprattutto delle province interne, dispongono di risorse limitate e dipendono in misura marcata dai trasferimenti regionali e dai progetti PNRR per strutturare in modo stabile i servizi.  Per la componente sociosanitaria, la spesa complessiva di ASL e Comuni (cure domiciliari, residenzialità extraospedaliera, semiresidenzialità, voucher, assegni di cura) tende a concentrarsi sull’assistenza residenziale per persone non autosufficienti e sulle cure domiciliari, con forti differenze tra province.

PNRR Missione 6 e riorganizzazione territoriale nel Lazio

La Missione 6 “Salute” del PNRR destina 15,6 miliardi di euro alla riorganizzazione del SSN, di cui 6,9 miliardi circa alla componente “Reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale” e 7,5 miliardi all’innovazione, ricerca e digitalizzazione.  Entro il 30 giugno 2026 le Regioni devono completare la realizzazione di Case della Comunità, Ospedali di Comunità, Centrali Operative Territoriali e progetti di telemedicina, dando concretezza al principio “la casa come primo luogo di cura”.

Nel Lazio, la Regione ha approvato diversi atti di programmazione, tra cui la DGR 282/2025 di aggiornamento del Piano Operativo PNRR M6, che definiscono numero e localizzazione di Case della Comunità, Ospedali di Comunità e Centrali Operative Territoriali, con forte concentrazione nell’area metropolitana di Roma e nella cintura periurbana.  Secondo i report di monitoraggio, alla metà del 2025 solo una parte delle Case della Comunità previste risulta effettivamente operativa, e una quota ancora più bassa è pienamente conforme agli standard del DM 77 in termini di personale, orari e servizi erogati.

La sfida specifica del Lazio è estendere il modello delle Case e degli Ospedali di Comunità alle periferie più povere e alle aree interne, dove il bisogno di prossimità è maggiore ma la capacità di attrarre professionisti e investimenti è più debole.  A livello nazionale, AGENAS e Ufficio parlamentare di bilancio stimano che solo il 2‑3% delle CdC identificate sia pienamente “in linea” con gli standard PNRR, segnalando il rischio di strutture inaugurate ma non realmente in grado di garantire presa in carico continuativa e multidisciplinare. “Cattedrali nel deserto” che sono servite a fare propaganda attraverso inaugurazioni di strutture semi funzionanti se non addirittura vuote del tutto.

 Salute mentale, dipendenze e multi‑vulnerabilità nel Lazio

L’area della salute mentale è uno dei punti più critici per il Lazio, soprattutto nei contesti urbani complessi.  Il Rapporto IFEL riporta, a livello nazionale, un tasso medio di utenti assistiti nei servizi psichiatrici territoriali di 144,1 per 10.000 abitanti adulti; il Lazio, con 123,1 utenti per 10.000 adulti, si colloca al di sotto di questa media, a fronte di un carico di disagio psichico elevato in particolare nella Capitale dove il disagio giovanile e le fragilità e disabilità sono molto più concentrate.

La dinamica degli accessi in Pronto Soccorso per patologie psichiatriche mostra un aumento significativo dopo il 2020: nel 2023 oltre 570.000 accessi, pari al 3,1% del totale, con una crescita superiore al 50% per disturbi della personalità e del comportamento tra 2020 e 2023.  È plausibile che una quota rilevante di questa domanda acuta si concentri nelle aree metropolitane del Lazio, dove il disagio psichico si intreccia con marginalità sociale, uso di sostanze e precarietà abitativa.

I dati Caritas indicano che nel Lazio il 32,7% delle persone seguite nel 2024 presenta tre o più ambiti di bisogno (economico, abitativo, sanitario, familiare, lavorativo), valore superiore alla media nazionale del 30%.  Ciò segnala la presenza di un nucleo consistente di utenza in condizione di multi‑vulnerabilità, per cui la salute mentale è solo uno degli elementi, accanto a povertà di reddito, precarietà abitativa, solitudine e dipendenze.

In questo contesto, la combinazione tra ritardi nell’implementazione di Case e Ospedali di Comunità, carenza di servizi di prossimità in aree interne e periferie urbane e debolezza di parte della rete di salute mentale territoriale rischia di tradursi in cronicizzazioni, medicalizzazione impropria di problemi sociali e uso eccessivo del pronto soccorso come porta di accesso “di ultima istanza”.

Nuovo riparto del Fondo sanitario nazionale e opportunità per il Lazio

Parallelamente al PNRR, è stata proposta la revisione dei criteri di riparto del Fondo sanitario nazionale, con l’obiettivo di renderli più aderenti ai bisogni reali di salute, alla struttura demografica e alle condizioni socio‑economiche dei territori.  Le proposte discusse hanno puntato a superare una logica quasi esclusivamente basata sulla quota capitaria pesata per età, introducendo indicatori di deprivazione socio‑economica, prevalenza di cronicità, esiti di salute e livelli di assistenza territoriale.

Per il Lazio questo processo rappresenta un’opportunità per allocare risorse aggiuntive dove il bisogno è più alto: grandi concentrazioni urbane con forti disuguaglianze intra‑regionali, elevata pressione sui pronto soccorso, alta prevalenza di povertà urbana e fragilità psicosociali.  Una revisione dell’attuale concentrazione di offerta ospedaliera metropolitana, a favore di un potenziamento strutturale dei servizi territoriali di prossimità, potrebbe consentire di utilizzare il nuovo riparto FSN come leva di riequilibrio.

L’effetto redistributivo del nuovo riparto non è però automatico: una parte delle risorse rischia di essere assorbita dal riequilibrio dei bilanci ospedalieri e dal finanziamento della spesa corrente, se non vengono posti vincoli chiari sull’utilizzo di una quota dedicata all’assistenza territoriale e all’integrazione sociosanitaria.  Per trasformare il riparto FSN in un reale potenziamento dell’accessibilità per le categorie più deboli, la Regione Lazio deve assumere decisioni di programmazione esplicite, fissando obiettivi misurabili su copertura ADI, funzionalità delle Case della Comunità, rafforzamento della salute mentale territoriale e riduzione della rinuncia alle cure. Non bastano slogan ed inaugurazioni, servono fatti legati ad una corretta programmazione sui sevizi alle persone.

 Prospettive di rafforzamento dei servizi nel Lazio

Alla luce di questo quadro e di questo contesto, è possibile delineare alcune linee di intervento specifiche, che la Giunta regionale del Lazio e il suo Presidente/Assessore alla sanità del Lazio, dovrebbe adottare, sfruttando la finestra del PNRR e del nuovo riparto FSN per rendere strutturale il rafforzamento della rete sociosanitaria:

1. Domiciliarità e ADI integrata

– Fissare obiettivi regionali di presa in carico ADI degli over 65 (oltre il 10% nazionale raggiunto nel 2024, verso un target almeno del 15% entro il 2027), integrando l’ADI sanitaria con l’assistenza domiciliare sociale (SAD) erogata dai Comuni, promuovendo una vera integrazione sociosanitaria attraverso piattaforme integrate di dati e gestione dei servizi con sedi PUA attrezzate per garantire tutto questo.

– Costruire équipe domiciliari integrate (infermieri, MMG, assistenti sociali, fisioterapisti, OSS) che operino con modelli di intensità modulare, utilizzando la telemedicina in modo mirato nelle aree interne e nelle periferie con maggiore distanza fisica dai servizi. La prossimità si costruisce a partire dalla pianificazione ed attuazione di percorsi integrati di presa in carico per garantire continuità assistenziale nella cura

2. Salute mentale territoriale e dipendenze

– Rafforzare i Dipartimenti di Salute Mentale con aumento di personale, apertura o potenziamento di centri territoriali nelle periferie urbane e nelle aree interne, e integrazione stabile con i servizi sociali comunali e i servizi per le dipendenze.

– Collocare funzioni stabili di salute mentale di comunità all’interno delle Case della Comunità, utilizzando anche équipe mobili e progetti di outreach per ridurre la dipendenza dal pronto soccorso come porta d’ingresso al sistema.

3. Integrazione sociosanitaria e PUA

– Completare la costituzione di Unità di Valutazione Multidimensionale unificate ASL‑Comuni in tutti i distretti del Lazio, rendendo esigibile il diritto al Piano Assistenziale Individualizzato per anziani non autosufficienti, persone con disabilità e persone con disturbi mentali.

– Istituire e rendere operativi Punti Unici di Accesso in grado di unificare i canali di ingresso a servizi sanitari e sociali, anche attraverso sportelli fisici e canali digitali assistiti, con forte attenzione all’alfabetizzazione sanitaria e digitale delle persone più fragili.

4. Povertà sanitaria e rinuncia alle cure

– Utilizzare il margine legato al nuovo riparto FSN per rafforzare politiche di esenzione e riduzione dei costi indiretti per le famiglie vulnerabili (trasporti verso prestazioni essenziali, ausili non completamente coperti dal SSN, integrazione rette).

– Attivare sportelli di orientamento socio‑sanitario presso i Comuni e le Case della Comunità, in collaborazione con CAF e Patronati, per ridurre le barriere burocratiche e informative che oggi alimentano la rinuncia alle cure.

5. Personale e capacità professionale territoriale

– Programmare, in coordinamento con il livello nazionale, un incremento strutturale del personale territoriale e sociale (infermieri di comunità, MMG in équipe, assistenti sociali, OSS), prevedendo incentivi specifici per la permanenza nelle aree interne e nelle periferie svantaggiate.

– Favorire la mobilità dal sistema ospedaliero verso i servizi territoriali, migliorando condizioni contrattuali e percorsi di carriera per i profili dedicati alla presa in carico di lungo periodo.

Una finestra temporale decisiva per il Lazio

La fase 2025‑2027 è decisiva per il Lazio, che si trova contemporaneamente di fronte a tre processi intrecciati: attuazione del PNRR Missione 6, revisione dei criteri di riparto del FSN e risposta a un quadro di fragilità crescente segnato da invecchiamento, povertà, lavoro povero, fragilità psichica e frantumazione delle reti familiari.  Se queste leve saranno utilizzate in modo coerente, con obiettivi chiari di riduzione delle disuguaglianze, potenziamento della domiciliarità, rafforzamento della salute mentale e integrazione sociosanitaria, il Lazio potrà trasformare la crisi in un’occasione per costruire una rete territoriale più equa e vicina alle persone.

In caso contrario, il rischio è che, esaurita la fase straordinaria del PNRR, rimangano sul territorio strutture parzialmente utilizzate e una popolazione ancora costretta a rinunciare alle cure o a percorrere lunghe distanze per accedere ai servizi fondamentali.  Ripensare oggi governance, allocazione delle risorse e modelli organizzativi a partire dai percorsi di vita concreti – anziani soli in piccoli comuni laziali, famiglie della periferia romana, giovani con disagio psichico – è la condizione per dare senso alle nuove infrastrutture e ai nuovi criteri di finanziamento.

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