
Quello che è accaduto in Venezuela non è casuale. Si sta sempre più disvelando in tutta la sua crudezza il vero disegno dell’estrema destra di quest’epoca. Prendono voti promettendo di proteggere una classe media e medio-bassa duramente colpita dalla competizione economica globale e poi usano quel consenso solo e soltanto per ristabilire la legge del più forte, la legge della prepotenza. Questo accade tanto nella dinamica interna quanto in quella estera e di politica internazionale.
Con le sue operazioni in barba a ogni legge, con il suo picconamento delle Nazioni Unite, con il suo disprezzo e atteggiamento liquidatorio verso l’Europa, Donald Trump sta contribuendo a distruggere l’impalcatura di istituzioni e diritto internazionale nata dalla macerie della Seconda Guerra mondiale. Il mondo, così, rischia di trasformarsi definitivamente in un immenso far west, in cui è in pericolo la sicurezza di tutti.
Questo è lo scenario che abbiamo di fronte, di questo dobbiamo parlare. Non cadiamo nel tranello di chi sposta l’attenzione sul malgoverno e sulla non legittimità di Maduro, mai abbiamo chiuso gli occhi su questo tema e non accettiamo lezioni da nessuno. La questione è un’altra: si può tacere di fronte all’affermarsi progressivo della legge del più forte? della prevaricazione delle armi? del primato della guerra rispetto al primato della diplomazia nella risoluzione delle controversie internazionali? davanti a queste domande la destra, anche quella nostrana, balbetta. Il silenzio e questa accettazione passiva sono ciò che ci conduce all’irrilevanza, come Italia e come Europa. Noi, al contrario, senza ambiguità chiediamo che si rispetti e si ripristini il diritto internazionale, che non è un principio astratto, bensì un fondamento di ordine che impedisca l’affermarsi della prepotenza e dell’ingiustizia. E possiamo portare questa posizione con fierezza e senza ambiguità, perché noi, e non altri, ci siamo sempre stati per l’Ucraina, per Gaza e ci saremo un domani se Taiwan verrà minacciata. Noi di fronte al sopruso delle grandi potenze in nome della loro forza militare non vogliamo rassegnarci.
Ma la politica è fatta di principi e di realtà. La realtà oggi ci dice che se vogliamo condurre questa battaglia e rimettere al centro un’altra idea di relazioni internazionali abbiamo bisogno dell’Europa. Di questa Europa? no, ma al contempo guai a cadere nel tranello dei Governi nazionalisti che l’Europa la attaccano perché non la vogliono. Denunciano i suoi problemi, seminano disfattismo e al contempo alimentano quegli stessi problemi impedendo all’Unione di crescere e fortificarsi. Non cediamo anche noi a questa retorica, combattiamo piuttosto per la difesa comune, per una unione politica più forte, chiediamo a chi ci sta di andare avanti nell’integrazione. In questo mondo dove regna il caos l’Europa o va avanti o si disgrega definitivamente. Noi abbiamo già dimostrato in passato, quando governavamo, che il problema non è l’Europa in sè che in altre stagioni ha varato il Next Generation EU e ha guidato la campagna comune di acquisto dei vaccini, dando così a tutti i cittadini europei le stesse opportunità di difendersi dalla pandemia. Sono dunque i governi di destra, che oggi ne condizionano l’azione, il nostro principale avversario, sono loro i complici di Trump e i responsabili della nostra irrilevanza.
Quello che è accaduto dunque non può che essere l’ennesimo campanello d’allarme per l’Europa e l’ennesima chiamata alla lotta politica per la sinistra. Non abbandoniamo il campo del conflitto. In un mondo dominato da questa destra viene calpestata la dignità delle persone, del pianeta e viene costantemente minacciata la pace, come sempre quando vince il nazionalismo. Noi non ci stiamo, anche perché senza la dimensione Europea, davanti alle sfide del digitale e della competitività spietata con i giganti economici del mondo, sarà impossibile tenere vivi i principi, i valori e i diritti che sono sanciti dalla nostra costituzione. Tra questi quello che sancisce il ripudio della guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali.
