Il percorso partecipato del Consiglio del Cibo di Roma Capitale

C’è un’idea semplice e potente che ha preso forma nell’ultimo anno di attività del Consiglio del Cibo di Roma Capitale: il cibo non è solo nutrimento, ma può diventare leva di cambiamento, giustizia e coesione sociale. È da questa consapevolezza che nasce il progetto delle Case del Cibo, una delle proposte condivise e trasversali emerse dal lavoro dei Tavoli tematici del Consiglio. Un progetto che vuole dare corpo e spazio a un nuovo modo di vivere la città, a partire da ciò che mettiamo nel piatto.
Il Consiglio del Cibo è un organismo di partecipazione e confronto composto da 150 tra associazioni, imprese, realtà sociali, ristoratori, università, attivisti e cittadini. Un’alleanza civica che lavora per costruire politiche alimentari più eque, sostenibili e inclusive, a partire dai bisogni reali della città. È un esperimento fortemente voluto da questa Amministrazione comunale e che mette insieme anime diverse con un obiettivo: definire le politiche del cibo della città.
Le Case del Cibo sono un pezzo di questo percorso, non sono un marchio, né un format preconfezionato. Hanno l’ambizione di essere – o almeno questo è il nostro desiderio – presìdi territoriali, luoghi concreti dove il cibo torna ad avere un valore collettivo. Spazi multifunzionali capaci di ospitare attività diverse – dall’educazione alimentare alla lotta allo spreco, dalla formazione alla distribuzione solidale – e che, soprattutto, sappiano farsi rete, parlino alle comunità e ne raccolgano i bisogni.
Alcune nasceranno recuperando ciò che già esiste, come banchi vuoti nei mercati rionali o empori solidali da rafforzare; altre potranno essere spazi nuovi, pensati per rispondere a bisogni precisi o valorizzare esperienze già attive ma spesso invisibili. Ogni Casa sarà diversa, con una propria identità e vocazione. Tutte, però, saranno animate da una visione comune: costruire un sistema alimentare urbano più giusto, sostenibile e resiliente. Un sistema che metta al centro il diritto al cibo, la produzione locale, la valorizzazione dei saperi, il contrasto allo spreco e il sostegno a pratiche di economia solidale.
O, almeno, questo è quello per cui lavoreremo nei prossimi mesi.
