La cultura è lo strumento attraverso cui l’amministrazione parla ai cittadini e alle cittadine, facendo vivere e sentire sulla pelle, il sistema di valori che rappresenta e che incarna. Massimiliano Smeriglio, a sei mesi dal suo insediamento come Assessore alla Cultura di Roma Capitale, qual è il suo bilancio? Quali sono i progetti più ambiziosi a cui state lavorando? 

La cultura è un impulso e le politiche culturali determinano l’identità di una città, la raccontano nella sua interezza, nella sua verità, svelano il suo essere caleidoscopico e creano una consapevolezza che si trasforma in partecipazione. Roma è una città meravigliosa e complessa, che stupisce ogni giorno e che ha potenzialità enormi per affermarsi come Capitale della cultura e del sapere.

Dopo avere trascorso gli ultimi cinque anni a Bruxelles, al Parlamento Europeo, in questi primi sei mesi di mandato innanzitutto mi sono rinnamorato di Roma, della sua bellezza, della sua complessità, della sua anima meticcia. Riscoprendola in modo così capillare, mi sono posto un obiettivo semplice ma ambizioso che poggia sull’idea di ripensare la cultura non come diversivo né come risposta ma come fondamento, come un motore di crescita per tutti gli strati della cittadinanza.

Oltre il sipario del nostro maestoso patrimonio artistico che fa del centro storico di Roma Patrimonio dell’Unesco, ci sono le nuove energie, quelle contemporanee, diramate come vene cariche di idee in ogni quartiere, che raccolgono il testimone di una memoria artistica potente e la ripensano oggi con nuovi linguaggi e nuove forme espressive, e molto stiamo investendo su questo.

Per citare solo alcune delle iniziative realizzate fino ad oggi: abbiamo aperto numerosi bandi rivolti a ogni rete culturale, inserendo un indice di perifericità per privilegiare le iniziative nei quartieri più lontani dal centro; abbiamo avviato un lavoro importante sulla memoria e sull’identità, promuovendo iniziative – come quella in ricordo delle Fosse Ardeatine – nella piazza del Campidoglio, per permettere anche una riappropriazione degli spazi da parte della cittadinanza. Abbiamo ideato e stiamo per realizzare “Città Studio”, iniziativa che porta la conoscenza fuori dalle mura accademiche e che si svolgerà a Ostia il prossimo 18 maggio; abbiamo aperto nuove aule studio disseminate in tutta la città che insieme a 9 nuovi poli civici e la rete di 43 biblioteche, costruisce un sistema pubblico e gratuito di 68 presidi culturali per la cittadinanza. Abbiamo organizzato la grande Festa della Resistenza nel quartiere San Lorenzo che ha visto la partecipazione di 25.000 persone durante i tre giorni di manifestazione, abbiamo avviato un lavoro importante sulla toponomastica per affermare una traccia reale della storia della nostra città, restituendo lo spazio alle donne, ai partigiani e alle partigiane, restituendo verità al quartiere Africano che ancora vedeva le targhe celebrative dei colonizzatori come unico riferimento. 

La questione del destino dei cinema abbandonati sta tenendo banco da mesi sui mezzi di informazione e nei dibattiti sulla città. A Roma ci sono cinema privati ma anche sale pubbliche ormai dismesse. Quali sono i progetti dell’amministrazione in merito? 

La questione dei cinema è uno dei temi che ci sta più a cuore in questo momento di crisi del settore in tutto il mondo. A Roma, per cominciare questa battaglia di riappropriazione abbiamo già avviato un piano che prevede di salvare dal degrado quattro sale di proprietà del Comune di Roma: l’Airone, l’Apollo, il Rialto e lo Stardust.

Stiamo lavorando a una memoria di Giunta che prevede 60 giorni di tempo per effettuare una ricognizione e capire quale sia la soluzione migliore per procedere al restauro e alla riapertura. Prevediamo di muovere nella direzione dei “terzi luoghi”, già applicata a Parigi, dove la funzione cinematografica è supportata da attività pubblico-commerciali che bene si integrano con la natura dello spazio. Bar, librerie, aule studio, spazi mostre, attività insomma che possano trasformare il cinema in uno spazio aperto, vivo e frequentato in tutte le ore della giornata, permettendo ai cittadini di riavvicinarsi alla bellezza di un’esperienza collettiva di condivisione che ha formato e arricchito generazioni.

Siamo inoltre in dialogo con produttori, enti pubblici e imprenditori illuminati, che come nel caso del cinema Fiamma, che riaprirà a breve, possono aiutarci a restituire alla città i suoi cinema ampliando il profilo dei suoi spazi. Per sostenere il settore abbiamo costruito un rapporto più diretto con la Film Commission cooperando con la Regione ed entrando nel CDA, abbiamo lavorato insieme alla Presidente della Commissione Cultura, per proporre un cambio delle norme che regolano le riprese cinematografiche in cui, da un lato si snelliranno i processi di richiesta dei permessi e dall’altro si lavorerà con i municipi per permettere un’organizzazione dei quartieri che non comprometta la vivibilità per i cittadini e le cittadine.

Abbiamo incentivato, attraverso il bando Roma Creativa 365 i progetti legati alle arene cinematografiche che quest’estate saranno circa 50 diffuse in tutta la città. Il cinema è l’industria di Roma che rimane, fortunatamente, una delle location più ricercate al mondo, questo ci rende felici e intendiamo supportarla con forza. Detto ciò, la questione della chiusura delle sale è un problema mondiale. Cambiano le abitudini, i mercati, l’utilizzo delle piattaforme, manca un’educazione specifica al linguaggio cinematografico. Isolare Roma dal contesto è un errore di prospettiva, i cinema vanno riaperti nella nostra città come anche a New York, a Londra, a Berlino, a Milano, a Napoli. Ovunque. Non esiste il “caso Roma”, esiste il caso cinema chiusi e rischi di speculazioni. 

In una città spesso frammentata come Roma, quali sono le strategie culturali pensate per creare coesione tra i diversi territori? In che modo la cultura può diventare uno strumento concreto per combattere le disuguaglianze, a partire dalle periferie? 

Roma è una città confederazione di quartieri e parlare di “periferie” è quasi una storpiatura della realtà perché la stragrande maggioranza degli insediamenti urbani è “periferia”, è lì che vivono le persone, e la nostra città deve essere intesa e vissuta nella sua interezza.

Il nostro obiettivo non è spostare il “centro” verso la periferia, ma ripensare radicalmente la nozione stessa di centralità, riconoscendo nelle periferie un motore di innovazione e di dialogo. Trasformare l’idea di periferia è un nodo cruciale per dare vita a una sperimentazione culturale diffusa, di vita collettiva e di co-progettazione delle politiche pubbliche.

In quest’ottica, l’emarginazione culturale non può essere risolta con iniziative sporadiche e occasionali: al contrario, occorre affiancare agli eventi – festival, performance artistiche, interventi urbani temporanei – anche una pianificazione strutturale di servizi permanenti, come biblioteche, centri culturali e spazi polifunzionali aperti alla cittadinanza. Il PNRR sotto questo profilo ci offre delle opportunità inestimabili per portare avanti quel disegno di infrastrutturazione culturale della città a cui hanno lavorato Renato Nicolini e Gianni Borgna.

L’Amministrazione Capitolina promuove numerose iniziative per sostenere e valorizzare la creatività: dalle arene cinematografiche, pensate per portare il cinema anche nelle zone meno servite come Tor Bella Monaca, il Parco degli Acquedotti e Corviale, alla realizzazione di nuovi spazi culturali in diversi quartieri, per offrire spazi di condivisione e incontro per la cittadinanza.

La vera sfida è garantire che questi interventi non si esauriscano in singoli momenti eccezionali, ma si traducano in una strategia di lungo termine, capace di rigenerare stabilmente il tessuto urbano e di valorizzare la pluralità di mondi che coesistono nella nostra città.

Per farlo, è fondamentale che i cittadini si riapproprino dello spazio pubblico, rendendolo teatro di nuove narrazioni e di nuove forme di socialità. Quando un quartiere riprende possesso delle sue strade, delle sue piazze, dei suoi parchi, diventa automaticamente promotore di cultura e di partecipazione.

L’evento con Franco126 a Palazzo Braschi, ha riscosso un grande successo tra i giovani: possiamo aspettarci altri progetti simili, capaci di coniugare giovani artisti contemporanei e il pubblico giovane con gli spazi storici della cultura romana? 

Noi vogliamo costruire ponti, occasioni di aggregazione e socialità, attraverso una proposta culturale alta e diversificata che permetta ai cittadini e alle cittadine di vivere tutti gli spazi meravigliosi di Roma. La nostra città ha bisogno di una cultura viva, in movimento, che oltre a valorizzare il ricchissimo Patrimonio che possiede sia sempre in dialogo con la contemporaneità. Abbiamo anche l’obiettivo di accorciare le distanze tra noi amministratori e la popolazione, per trasmettere in modo più chiaro e più forte che il nostro lavoro è a servizio della città e della cittadinanza.

Il concerto a sorpresa di Franco126 a Palazzo Braschi, nel cuore della Roma Rinascimentale, da un lato ha fatto scoprire questo luogo a ragazzi e ragazze che non ci erano mai entrati prima e inoltre ha costruito un gioco di complicità tra noi amministratori e la cittadinanza. Sempre a Palazzo Braschi è stata inaugurata, ed è ancora visitabile, la mostra di AMANO – artista visionario giapponese, che nella sua carriera ha ideato videogiochi che hanno fatto la storia, dipinto, creato installazioni, prodotto fumetti e molto altro. L’idea è quella di portare generazioni diverse in uno stesso luogo, allargare la platea e costruire occasioni di socialità, festa, confronto.

Anche la nostra Festa della Resistenza ha visto affiancarsi alle lezioni, ai dibattiti e alle testimonianze sulla memoria della lotta partigiana, i concerti e le performance dei nuovi artisti e artiste contemporanei, da Francamente ai Dimensione Brama a Fulminacci. Ci saranno altre esperienze come queste, perché è in questo modo che intendiamo il nostro lavoro. 

La cultura indipendente, per mantenersi libera, ha bisogno del sostegno delle istituzioni. Quali sono i progetti, presenti e futuri, messi in campo dal Campidoglio per supportare gli artisti? 

Noi tutti abbiamo bisogno di cultura e la cultura ha bisogno della politica, in molti sensi. Sicuramente attraverso il sostegno economico, che è messo in campo attraverso i bandi, la cessione degli spazi, i patrocini, il supporto nella comunicazione, l’invito a prendere parte a iniziative e eventi prodotti da Roma Capitale, ma la cultura ha bisogno della politica soprattutto nella misura in cui mette la cittadinanza nelle condizioni di potere e sapere fruire della bellezza dell’arte in ogni sua manifestazione: attraverso la formazione, la sensibilizzazione, la promozione alla lettura, la possibilità di far viaggiare gli studenti, di dargli l’opportunità di muoversi, di avere spazi per studiare, di accedere gratuitamente nei musei.

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