L’ultima trovata è il lancio di MEGA ma è ormai da qualche tempo che Elon Musk flirta con l’estrema destra europea, inserendosi spesso direttamente nel dibattito pubblico dei paesi del vecchio continente. A che cosa punta davvero?

Penso che Musk stia seguendo un doppio binario. Da una parte è intenzionato a rompere le rigidità europee rispetto alla libertà dell’oligarchia tech di muoversi sul mercato europeo senza più lacci o lacciuoli, creando le condizioni migliori per la vendita dei suoi prodotti, a iniziare da Starlink. Dall’altra, per rendere di nuovo l’America grande, bisogna rendere l’Europa piccola. La violenza dell’attacco del vicepresidente J. D. Vance al vertice di Monaco e le successive trattative sulla guerra in Ucraina con la Russia hanno reso evidente il disegno della nuova amministrazione Trump.

Scrive Marco Bascetta su il manifesto: 

Questa ostilità e la plateale discesa in campo di Washington al fianco della destra nazionalista in Germania (che presto si estenderà in forme altrettanto cogenti a tutte le analoghe formazioni nazionalpopuliste nel resto d’Europa) sono strettamente connesse e funzionali a una politica che lavora non da ieri alla disgregazione dell’Unione europea, ma mai in forme così perentorie. (…) Il quadro è ora completamente cambiato: Trump e il suo seguito si rispecchiano pienamente in una versione plebiscitaria dell’investitura popolare che non tollera ostacoli o limitazioni. Che pretende di incarnare la volontà del popolo e rivendica in conseguenza una pienezza di poteri senza regole e senza controlli. È lo stesso ammodernamento del Führerprinzip, lo stesso strapotere dell’esecutivo cui aspira l’estrema destra europea. Dunque, per la nuova amministrazione statunitense, partiti come Afd in Germania, il Rassemblement National in Francia o il Fidesz di Viktor Orbán in Ungheria, con le loro ossessioni xenofobe e identitarie e il patriottico rifiuto di ogni conflittualità sociale, rappresentano qualcosa di più di una sponda occasionale, quasi una sorta di «partiti fratelli» dai quali attendersi il superamento di quelle resistenze europee alla totale deregulation che non lasciano il campo sufficientemente libero ai colossi del capitalismo americano”. 

Ecco mi sembra che l’abbia spiegato bene Bascetta quello che sta accadendo.

Si è tenuto a Madrid il raduno dei Patrioti d’Europa, il gruppo europeo che unisce una serie di forze politiche della destra radicale del nostro continente. Tr gli altri, hanno partecipato Matteo Salvini, il padrone di casa ed ex membro di ECR Santiago Abascal, Viktor Orbán, Geert Wilders, Marine Le Pen.
Cosa significa questo per Giorgia Meloni e per il suo gruppo?

Il paesaggio a destra a Bruxelles si è complicato, e questo anche perché i partiti si collocano sul piano europeo a partire anche dalla situazione nazionale. Tolto Orbán, che mi sento di dire fa caso a sé, le altre forze di estrema destra si collocano all’opposizione, mentre Meloni ha il problema di guidare il governo, e quindi di dover tenere un profilo diverso rispetto alla governance europea. Detto questo mi sembra che la destra in Europa sia in grado di marciare divisa e colpire unita: l’agenda europea si è già spostata a destra dopo la breve e timida fase “keynesiana”, chiusa subito dopo la fase più acuta della pandemia con l’avanzata dell’estrema destra in molti paesi e lo scoppio della guerra. 

Eppure Musk per certi versi incarna proprio quello contro cui si battono tutte le destre radicali occidentali: i veicoli elettrici, il ricorso alla GPA, l’uso delle droghe leggere. Viene da chiedersi, cosa ci trovano in lui queste fazioni estremiste?

Le guerre culturali sono importanti, e Elon Musk le sta combattendo, anzi le sta determinando rilanciando contenuti di network e voci di estrema destra, complottiste e razziste, portando avanti campagne politiche a partire da questi contenuti. Che l’uomo più ricco del mondo ti voglia sostenere, dare voce e in alcuni casi finanziare, fa passare in secondo piano tutto sommato il suo rapporto con gli stupefacenti o come sono nati i suoi figli. 

Nonostante le sue differenze interne, l’internazionale sovranista sembra piuttosto coesa in termini di idee. Che ruolo hanno i Think thank conservatori in questa strategia?

Non bisogna nascondere due cose: le destre a livello transnazionale hanno fatto un investimento importante sul terreno ideologico, e sul terreno della costruzione di reti transnazionali. Per farlo si è dotata di alcuni strumenti, fondazioni e associazioni, che hanno lavorato per costruire un’agenda e fornire argomenti a partiti ed esponenti politici. In un libro edito da qualche mese dalla Luiss University Press (si intitola L’Internazionale moralista. I conservatori russi e la conquista dell’Occidente) si racconta come le guerre culturali contro il gender per esempio, nate negli Stati Uniti, siano arrivate in Russia grazie a una rete di relazioni che ha investito subito dopo la caduta del Muro nell’ex Unione Sovietica, finendo per essere adottate dal Cremlino. 

Musk vuole andare su Marte, Trump ne ha parlato nel suo discorso di insediamento: cosa c’è dietro questa fascinazione per il pianeta rosso?

Ne ho parlato nell’ultima uscita della mia newsletter, per dare una risposta sintetica: lo sviluppo del comparto aereospaziale non è possibile senza massicci investimenti pubblici, si tratta quindi di posizionarsi per conquistare risorse pubbliche per sviluppare brevetti e tecnologie così da creare veri e propri regimi di monopolio. In questo caso credo sia più forte questo aspetto che quello ideologico, che possiamo riassumere nel sogno di creare un mondo dove a governare siano i Ceo delle aziende proprietarie dei vettori di viaggi e non i governi. C’è infine il mito del progresso infinito, che non ha nessuna intenzione di fare i conti con i limiti dello sviluppo e i cambiamenti climatici. 

I grandi magnati del tech si sono subito allineati al nuovo corso della Casa Bianca, soprattutto per quanto riguarda i social che hanno immediatamente cambiato le proprie linee guida…

Diciamo che Mark Zuckerberg ha annunciato che avrebbe rivisto la moderazione dei social di Meta, ma è da tempo che la Silicon Valley si è decisamente ricollocata a destra e all’estrema destra. La commistione tra capitalismo digitale e potere politico ci porta verso un regime politico nuovo, dove sono gli oligarchi a dirigere i programmi di sviluppo con i soldi pubblici, dove lo stato è svuotato di ogni funzione di controllo del mercato, venendo ridotto alla sua sola funzione di polizia in sostanza. Ecco più che i fascismi del Novecento o alla crisi di Weimar, i paragoni più opportuni (per quanto sempre azzardati), sono con il Cile di Pinochet o con i regimi politici dell’Europa dell’Ottocento. 

Una delle uscite della tua newsletter era intitolata “Musk ha scassato la finestra di Overton”: quanto è pericoloso per l’Italia e per l’Europa questo meccanismo di radicalizzazione?

Penso moltissimo. Spostando velocissimamente sempre più a destra la Finestra di Overton, l’ascesa della presidenza Musk-Trump sta cambiando quello che crediamo oggettivamente possibile. La Finestra di Overton è un modello sociologico, che descrive lo spazio nel quale un’idea è ritenuta accettabile dalla società, e quindi può passare dal dibattito pubblico e mediatico ad avere una sua concretezza. È anche un modello con cui verificare come un’idea considerata prima impensabile, finisca per diventare all’interno di una data società prima largamente riconosciuta e poi realtà. Se prima la destra proponeva di alzare muri e respingere i migranti per mare e per terra, oggi parla di deportare i migranti e i cittadini europei di origine straniera nei loro “paesi d’origine”, la cosiddetta remigrazione. Torna insomma nel dibattito pubblico il razzismo biologico e la difesa dell’omogeneità etnica della nazione appena camuffati. 

 In tutto questo sembra che la sinistra, in tutte le sue declinazioni, sia piuttosto in affanno. Non riesce a spostare la narrazione, a cambiare un punto di vista. Secondo te cosa gli manca?

Il rischio è che la battaglia antifascista, o la difesa della democrazia, si attestino sulla difesa dell’esistente (che non è un granché, diciamocelo). Le sinistre occidentali sembrano rimaste ostaggio della “fine della storia”, invece il lungo dopoguerra, con la rielezione di Trump e la guerra in Ucraina, è finito davvero. O la sinistra saprà riaffermare un’ideologia (e un’agenda) radicalmente egualitaria, o la destra continuerà a passare di successo in successo, svuotando di sostanza le nostre democrazie.

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