Nella città di Roma abbiamo il privilegio di poter contare, tra le altre cose, su eccellenze internazionali rappresentate dai nostri teatri. Spesso, in Consiglio regionale, abbiamo affrontato il tema del teatro concentrandoci sulle proprietà degli immobili, sull’offerta culturale diffusa nei territori, sul sostegno alle realtà culturali e altro ancora.


Vorrei qui piuttosto accendere la luce non solo sul palco, ma anche sul dietro le quinte: nulla di ciò che amiamo e apprezziamo, di ciò che ha reso e rende grandi tutti i giorni i teatri della nostra città, sarebbe possibile senza lo straordinario lavoro di decine di donne e uomini che hanno scelto il teatro e l’arte come professione. Parlo degli attori e delle attrici certo, ma anche delle maestranze, dei tecnici, degli amministrativi, di chi si occupa del suono o dei costumi, degli allestimenti. Una grande macchina organizzativa che coinvolge migliaia di persone. Ed è da questa prospettiva, ovvero quella dei professionisti e delle professioniste, dei lavoratori e delle lavoratrici dello spettacolo, che voglio porre attenzione in particolare sul Teatro di Roma, e sulla Fondazione che da un anno tiene banco nel dibattito pubblico, purtroppo non solo per i meriti artistici e culturali.


Il Teatro di Roma è un ente di produzione ed iniziativa pubblica, finanziato totalmente con fondi pubblici e che gestisce una parte importante dei teatri di proprietà di Roma Capitale. In particolare, parliamo degli spazi del Teatro India, del Teatro di Villa Torlonia e del Teatro Argentina. Un patrimonio inestimabile che fornisce una grande opportunità di collaborazione interistituzionale per la produzione artistica e culturale della città di Roma. Un impegno condiviso, anche in termini economici e gestionali, visti gli stanziamenti e la presenza della Regione Lazio nel CdA della Fondazione insieme a Roma Capitale e ad una rappresentanza del Ministero della Cultura.


A Roma la cultura non è solo arte, teatro e musica, non è solo nutrimento per l’anima, che sarebbe già abbastanza per renderlo luogo centrale di sviluppo per le nostre comunità, ma è lavoro per migliaia di persone, altamente specializzate, che permettono quotidianamente alle compagnie internazionali di andare in scena.


Il teatro, quello che Mastroianni descriveva come “un tempio dove non entra mai il sole, dove si lavora con poca luce e nel silenzio più assoluto, perché tutto è nella parola”, ecco, questo teatro è una risorsa e un luogo di produzione culturale e di crescita per la cittadinanza e per le lavoratrici e i lavoratori che lo attraversano. O almeno così dovrebbe essere.


Infatti, come evidenziato anche dall’ultimo report dell’Associazione Mi Riconosci, è, anche, un settore ad altissima precarizzazione e sfruttamento, con particolare attenzione per la condizione lavorativa e retributiva delle donne, che rappresentano più del 50% del settore e che registrano forti disparità e discriminazioni. Una condizione di crescente ricattabilità e fragilità economica dei lavoratori e delle lavoratrici che crea incertezza occupazionale, mancanza di protezione sociale e che, poi, non permette la creazione di prospettive di lungo termine e di approfondimento e aggiornamento, formazione e studio, che soprattutto in ambito artistico risultano essere centrali.


Parlando del caso specifico, presso il Teatro di Roma sono circa 40 le persone occupate con contratti di tipo stagionale o precario, senza diritto a ferie e permessi, contratti interinali e contratti di scrittura teatrale, che vengono utilizzati non solo per gli attori, ma anche per lavoratori con mansioni tecniche e amministrative che vengono reiterati negli anni. Una condizione di precarietà lavorativa che macchia un luogo importante di produzione artistica e culturale della nostra città, ne impoverisce l’offerta per la cittadinanza e non rispetta i criteri del modello virtuoso di Teatro pubblico che tutte e tutti insieme dobbiamo collaborare a costruire come istituzioni.


Per questo, con il sostegno di tutte le forze di opposizione, abbiamo deciso di fare un salto in avanti nel solco del lavoro iniziato dall’Assemblea Capitolina e provare a portarlo avanti anche in Regione, nella piena attuazione di una collaborazione virtuosa tra amministrazioni. Oggi le lavoratrici e i lavoratori del mondo dello spettacolo cercano stabilità per poter migliorare le proprie condizioni di vita, e quindi anche la qualità dell’offerta culturale e teatrale romana.
Così, nel Bilancio della Regione Lazio abbiamo voluto e ottenuto di stanziare i fondi necessari al fine di stabilizzare le lavoratrici e i lavoratori precari che al momento si trovano alle dipendenze della Fondazione Teatro di Roma. Questo aiuterà a garantire la piena applicazione dei diritti contrattuali, il rispetto della loro dignità professionale, personale e di genere, il superamento delle irregolarità contrattuali e delle condizioni di precarietà lavorativa.


Un fatto concreto che segna un importante passo in avanti da parte delle istituzioni nel riconoscimento dell’importanza delle lavoratrici e dei lavoratori dello spettacolo e nel superamento della precarietà che troppo spesso caratterizza questo settore. Per un teatro e una cultura che siano centrali nelle politiche pubbliche e contribuiscano all’avanzamento della società dobbiamo partire dal lavoro: stabile, dignitoso e sicuro per tutte e tutti.

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