La domanda è stringente. Qual è il rapporto tra il presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Presidente Eletto degli Stati Uniti e soprattutto quale sarà dopo la presa di possesso di quest’ultimo, il 20 gennaio? La prima cosa che, anche banalmente, salta agli occhi è l’irritualità di un incontro a Mar-a­Lago (Florida), privato ma pubblico, tra un presidente eletto, non ancora insediato, e un presidente del consiglio pienamente nell’esercizio della sua funzione. Non solo titolare legittimo del potere esecutivo di uno Stato democratico, ma anche massima espressione di una coalizione politica. Condizione, quest’ultima, che impone una relazione, sostanziale e formale, con gli alleati. Dicevamo, un incontro privato ma pubblico. Cosa vuol dire? Mia personale interpretazione: la linea di demarcazione tra sfera istituzionale e dimensione privata, si va assottigliando a favore di quest’ultima. Mi spiego meglio. Al di là della vocazione più o meno assembleare di una forma di governo per l’esercizio del potere sovrano, come nel caso dell’ordinamento italiano vigente, assistiamo a una forte personalizzazione del ruolo formale del leader di governo. Un esempio. Il ruolo formale di Giorgia Meloni è di primus inter pares, in quanto Presidente del Consiglio dei ministri. Tuttavia, in talune circostanze, il suo ruolo sembra virare verso il premierato, sebbene ancora non sia stata realizzata, in Italia, alcuna riforma in tale senso. La visita lampo a Mar-a-Lago, lo dimostra. Chi era stato avvertito di tale iniziativa? Molto probabilmente, data la velocità d’azione, al massimo può essere stato messo a parte qualcuno, circa una decisione già presa. Un Presidente del Consiglio al comando che sfugge, non solo all’opposizione, cosa finanche comprensibile, ma agli alleati di governo? Se queste sono le premesse, quale potrà essere il rapporto tra personalità come Trump e Meloni? Più in generale, quale potrà essere la relazione tra Stati espressioni di sovranismo a diversa gradazione? In una democrazia matura, le persone passano e le istituzioni restano. Potrà ancora valere questo assioma per gli Stati del nostro tempo, che non sono più contenibili nelle definizioni classiche di Stato Comunità e Stato Apparato? Si può definire Trump un conservatore? Per alcuni versi, ma non per molti altri. La sua insofferenza verso lo Stato, tradizionalmente inteso, è talvolta più che evidente. Le sue alleanze, più tattiche che strategiche, sul piano della politica interna, internazionale, strategico-militare e della sicurezza, fanno pensare a un uomo pragmatico e privatistico al comando, che indirizza la politica verso l’utilitarismo, costantemente in bilico tra filosofia e “praticoneria”. Qui è il nodo della questione. Oggi gli Stati non esprimono più il potere sovrano esclusivo, perché sono incalzati, quando non contrastati, da potenti competitori privati, spesso proiettati verso l’innovazione scientifico-tecnologica. Capaci di detenere una solidità finanziaria e relazionale che, in taluni casi, supera la ricchezza di uno Stato. Quale sarà la scelta di Giorgia Meloni? In un mondo dove Milei, uomo palesemente antisistema, a capo però di uno Stato sovrano come l’Argentina, propone una internazionale della destra. La domanda conseguente è quale destra rappresenterà la Meloni e quale posizione assumerà, se Trump continuerà a fare dichiarazioni iperboliche in merito a Canada, Groenlandia, Golfo del Messico, Panama, NATO e UE, magari riuscendo a portare a casa un risultato che la Comunità Internazionale subirà come male minore, perfino opportunisticamente accettabile. Vedi, ad esempio, una ipotetica pace trumpiana nella guerra russo-ucraina. Viene spontaneo domandarsi come si regolerà la Meloni, se i conflitti e le guerre regionali, di cui il mondo è pieno, potranno essere decisi da sistemi sofisticati, in mano a privati sempre pronti all’autoaffermazione. Che predicano libertarismo, con armi tecnologiche, finanziarie e psicologiche liberticide. Il vero dilemma della Meloni non sarà solo con chi allearsi. Dal momento che, se la Storia delle Relazioni Internazionali è una storia di tutti contro tutti, l’attualità del rapporto tra enti sovranisti lo sarà all’ennesima potenza. La reale sfida per la Meloni, come per tutti i leader politici che verranno, sarà quella di riuscire a contemperare la funzione esclusivamente pubblica dello Stato con l’allargamento dell’esercizio privato di pubblica funzione. Insomma, molto si baserà sulla capacità di rivedere la concezione di Stato, in relazione all’emergere di centri decisionali concorrenti o intersecanti, in grado di influenzare le sorti della cosa pubblica. Nell’attesa che gli Organismi Internazionali svolgano compiutamente il loro compito.

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