Pubblichiamo la lettera integrale del Consigliere della Regione Lazio Massimiliano Valeriani inviata a -Il Foglio- sul tema della sicurezza



Egregio Direttore,
La ringrazio per l’ospitalità che mi concede per tornare sulle considerazioni dell’Assessore del Comune di Roma Alessandro Onorato fatte in questo spazio a proposito della sicurezza. Questo, come dice Alessandro, è un tema decisivo per ricostruire un rapporto di fiducia con una parte del Paese che vive nella solitudine, e spesso nella paura, le inquietudini di questo tempo. Non c’è dubbio che la sicurezza, o la percezione della propria insicurezza, sia un elemento che fa parte delle nostre città. Conosco Onorato da anni, dall’esperienza comune di opposizione alla Giunta Alemanno iniziata nei banchi del PD ma poi proseguita da sponde diverse avendo lui aderito all’UDC. Il tema della sicurezza è sempre stato un argomento declinato diversamente da allora, da quando la destra giunse al governo del Campidoglio, e forse poi si è proseguito su questa scia negli anni successivi quando Alessandro ha continuato la sua esperienza politica con Alfio Marchini, all’opposizione della Giunta di sinistra di Ignazio Marino e di quella successiva di Virginia Raggi.
Oggi siamo di nuovo nello stesso partito ma con amicizia mi sento di dissentire oggi come allora da alcune sue valutazioni.
Ha ragione Onorato quando dice che non bisogna aver paura di parlare di sicurezza, tema più sentito dalle persone fragili che da quelle facoltose. Ha ragione quando dice che la sinistra deve essere maggiormente percepita come favorevole alla tutela della legalità che deve essere lo strumento per garantire una vita serena e sicura per tutti e che quindi, proprio per questo, la legalità deve sempre far coppia con la giustizia e con la giustizia sociale. Ed è in virtù di questo inscindibile connubio che sulla sicurezza, la sinistra è molto più credibile della destra. Tanto è vero che noi siamo per la certezza della pena che è però necessariamente e costituzionalmente legata al percorso di recupero e reinserimento nella società di chi ha sbagliato. Noi non chiediamo pene esemplari: noi chiediamo pene giuste. Ma questo mi pare in positivo un dato acquisito e non certo di battaglia politica dentro il PD o nel centrosinistra.
Semmai interroghiamoci per capire se facciamo abbastanza per far emergere le differenze tra destra e sinistra su questo tema. Ciò che considero un errore nell’analisi di Onorato è la supposta sudditanza culturale della sinistra nei confronti della destra nel parlare di questi argomenti mentre io penso che dovremmo ribaltare il ragionamento spiegando meglio perché il nostro approccio sia decisamente più credibile di quello meramente repressivo di Meloni e compagnia. La destra non è per la sicurezza, la destra agita i problemi per alimentare le paure e la rabbia al solo fine di intercettare quel disagio nei momenti elettorali. Non esiste un solo provvedimento, né oggi né tantomeno nel passato, adottato dalla destra che abbia scalfito o ridimensionato un fenomeno criminale. La ricetta banalmente securitaria della destra non porta a nulla e lo dimostrano i provvedimenti che prendono sul tema e i risultati che producono, cioè zero. Si tratta sempre di misure spot legate a un episodio particolare raccontato per qualche giorno dai media ma questi provvedimenti non hanno mai come fine ultimo il contrasto al fenomeno criminale bensì la conquista del consenso, sfruttando la mediaticità degli eventi in questione.
I problemi esistono e vanno affrontati ma la soluzione, come dimostra il Governo, non sta mai nella propaganda. È ovvio che nessuno giustifichi un borseggiatore o chi aggredisce le operatrici e gli operatori di un presidio sanitario o di un bus notturno così come nessuno negherebbe mai il timore che hanno le donne quando le luci si fanno meno forti in una strada poco frequentata o in un parcheggio. Ma visto che nessuno, di nessuna parte politica, nega i problemi né la loro percezione, è necessario far emergere le differenze tra chi la paura non la combatte ma la usa come fa la destra, e chi, noi, la sinistra, dovrebbe provare a superare le situazioni che generano pericolo o insicurezza perché le soluzioni sono sempre a monte dei problemi, non a valle.
La destra parla di sicurezza, ne parla molto ma ne parla e basta. Credo valga come esempio calzante la loro misura sul blocco del turn over al 75% per la PA che, ad oggi, riguarda anche il comparto sicurezza, e che influisce quindi sugli organici, impedendo il potenziamento del presidio sul territorio. Inoltre il loro contratto è in alto mare e tutti i sindacati sono sul piede di guerra.
Come dovrebbe rispondere però la sinistra? Noi dovremmo occuparci di promuovere quelle azioni concrete che contrastano davvero l’insicurezza urbana e degrado e abbandono. Anzi su questo dovremmo intestarci una battaglia: “per una vita più sicura per tutti”! E dovremmo farlo con una visione ambiziosa che non si limiti a ritenere che la sicurezza significhi solo poter camminare per strada senza subire aggressioni.
Esiste un’insicurezza diffusa che assume forme diverse ma sempre di insicurezza si tratta: ci sono questioni esistenziali, sociali, economiche, lavorative, di salute che attanagliano la vita di migliaia di persone ed è da qui che bisogna partire. Illuminiamo le nostre strade perché la luce è sicurezza soprattutto in periferia. Recuperiamo al degrado pezzi interi delle nostre città perché dove ci sono abbandono e incuria, troviamo insicurezza e violenza. Aumentiamo e potenziamo il trasporto pubblico per far girare di più e fino a tardi le persone senza paura, creiamo più spazi di incontro soprattutto in periferia, spazi sociali, culturali e sportivi, promuoviamo grandi eventi anche lontano dal centro storico delle delle nostre città, occupiamoci di più del tema della casa, miglioriamo l’offerta dei servizi sociali per le persone in difficoltà, proviamo a superare la paura dell’incertezza sul lavoro battendoci contro il precariato, facciamo vivere ogni istante la cultura del rispetto verso le donne e non solo il 25 novembre, apriamo i ghetti e battiamoci per l’integrazione, offriamo un modello di convivenza civile, allegro e positivo, sconfiggiamo la percezione della paura, prima ancora della paura vera.
Evitiamo di scimmiottare la destra, noi siamo quelli che si indignano perché qualcuno lascia morire bambini in mare, non quelli che giustificano un mascalzone. Serve più personale addetto alla sicurezza certo, con stipendi adeguati, sacrosanto. Ma non inseguiamo il modello per cui per un cittadino c’è un poliziotto, non diamo l’idea che la risposta sia solo quella. È una risposta semplice ma effimera perché non risolve nulla, anzi solleva ciascuno di noi che ha responsabilità pubbliche dal fare qualcosa per cambiare la vita delle persone.

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