
C’è, per ora, un miliardo di euro, che è stato prelevato dai Ministeri dell’Università, delle Infrastrutture e dell’Agricoltura che poteva servire a per riqualificare le aree più sofferenti del Paese, dove la forbice delle diseguaglianze si sta allargando ogni giorno di più. Ed invece la nostra Presidente del Consiglio ha preferito giocare al “Fantastico mondo di Giorgia” ed impiegare risorse importanti per deportare, in una una cittadina sperduta dell’Albania, pare anche terra di turisti, chi arriva, soprattutto dal continente africano, su barconi di fortuna. Due nuovi CPR stanno infatti per partire a giorni, lontani dall’Italia, perché questo Governo gli ultimi e i dimenticati proprio non li vuole neppure vedere. A ben considerare, si tratta anche di un allontanamento strategico di queste strutture dai riflettori, dalle associazioni e dagli avvocati che finora hanno denunciato le gravi violazioni dei diritti umani al loro interno. Minore trasparenza per eludere le proprie responsabilità. Dentro i nuovi CPR albanesi ci sarà anche un piccolo carcere, giusto per adeguarsi subito alle nuove norme del DDL Sicurezza, già approvato alla Camera ed in procinto di voto al Senato. Sì perché nei CPR oggi ci sono solo poveracci che, senza aver commesso alcun reato, se non quello di chiedere al ricco Occidente il diritto ad una vita dignitosa dopo essere fuggiti da guerre e fame, vengono rinchiusi dentro a delle gabbie, dove giacciono tutto il giorno su una branda, in condizioni inumane, imbottiti di psicofarmaci, aspettando il nulla, giacché il famoso previsto rimpatrio, nella maggior parte dei casi risulta impossibile a causa della mancanza di accordi bilaterali con gli stati di origine (dove il rientro, comunque, li vedrebbe spesso sottoposti a torture e sevizie), oltre che delle risorse per disporre (ipotetici) rientri in massa. Ebbene, il DDL Sicurezza “rimedia” a tutto questo, istituendo il reato di rivolta per resistenza passiva, andando così a colpire, con delle pene altissime, oltre ogni proporzionalità prevista dal codice Rocco (un codice fascista!), anche all’interno dei CPR ogni forma di protesta contro questa condizione, compresa quella silenziosa, come il mero rifiuto ad adempiere ad un ordine, senza magari nemmeno profferire parola. Dunque, Meloni ha trovato lo strumento per rimediare alla mancanza di causa giustificatrice di questi trattenimenti senza processo. Chi non protesterebbe se venisse sbattuto in una gabbia come un animale, senza motivo? E quindi in Albania il Governo si è portato avanti e dentro i due CPR c’è anche un carcere. Il tutto appaltato a fantomatiche società albanesi. E attorno a questo business è sorto un vero e proprio villaggio di “Giorgia nel paese delle meraviglie”, con ristoranti e locali che la celebrano, con foto di ogni tipo. Giorgia bambina, Giorgia adolescente, Giorgia mora, Giorgia bionda, tutti ormai lì attendono la Giorgia nazionale, che ha portato soldi ed ha innalzato muri, accanto all’azzurro mare, che alla morte offre come alternativa la galera. D’altra parte, questo è un Governo che ha dichiarato apertamente guerra ai poveri. Ha abolito il reddito di cittadinanza, ha azzerato il fondo affitti per le morosità incolpevoli, si è schierato contro il salario minimo; con la legge sull’Autonomia differenziata ha cristallizzato la differenza tra regioni di serie A e regioni di serie B, le prime ricche e che sceglieranno dove convogliare le loro risorse aggiuntive rispetto ai LEP su materie importanti, come ad esempio Sanità, Istruzione, Ricerca, optando tra il privilegiare il redditizio privato o il democratico pubblico; le seconde, che rimarranno povere di risorse, senza la previsione di alcun Euro per solidarietà e perequazione tra territori. Una visione di società basata sul censo, sui migliori, sul “merito”, che colpevolizza gli emarginati, che volutamente ignora il disagio sociale, economico e culturale, perché la filosofia che ne è alla base è che chi è povero lo è esclusivamente per propria colpa. E così per gli immigrati nei CPR, per i detenuti nelle carceri, per le donne rom, per chi non ha una casa, per i giovani, questo Governo non è stato capace di prevedere un solo intervento di carattere sociale, in termini di inclusione, sostegno e recupero, ma, con la sua visione securitaria della società, sta introducendo un nuovo diritto penale di censo, tutto sbilanciato a favore delle classi agiate, dell’autorità e del potere, forte con i deboli e debole con i forti. Ma si sa, la destra fa la destra, non ci si può nemmeno stupire più di tanto. Tocca a noi spiegare alle persone la direzione ormai presa da Meloni, che si appresta a varare una legge, quella sul premierato, che conferirebbe al Presidente del Consiglio, eletto dal popolo, un ruolo di preminenza assoluta, persino sul Presidente della Repubblica, relegato a mero certificatore delle decisioni della maggioranza. Repressione del dissenso, tutela dei privilegi e sottrazione ad ogni forma di controllo, cultura del capo e dell’uomo solo al comando: spetta a noi far comprendere la deriva verso cui stiamo andando su diritti sociali e civili, dove ormai la legge non sarà più uguale per tutti. E da qui prepararci a costruire l’alternativa, non sulle chiacchiere o sui giornali, ma su percorsi concreti e sulla convergenza sui temi. Avremo a breve una importante competizione elettorale in tre regioni, Emilia Romagna, Umbria e Liguria. Vincere nelle regioni è un fatto essenziale, perché stiamo vedendo, ad esempio, cosa sta accadendo nella regione Lazio, dove si è passati da una maggioranza di centrosinistra ad una maggioranza di destra. Qui la Giunta Rocca, con le sue incapacità ed i pochi provvedimenti che è riuscita ad approvare, sta tentando di smontare pezzo per pezzo l’impianto che aveva fatto della nostra Regione un modello da seguire e che ora, invece, è bloccata sulle liti di potere dei partiti che la governano. Vincere nelle regioni significa costruire il percorso verso il 2027 e verificare chi saranno in concreto i nostri alleati.
