Ogni estate ha il suo “tormentone” politico spesso destinato a svanire a settembre con la riapertura del Parlamento, una “regola” alla quale non è sfuggita neanche questa estate. L’attenzione dei media è stata richiamata dalle dichiarazioni di apertura di Forza Italia sullo ius scholae, con un’enfasi che a me è sembrata eccessiva, sia nel merito sia rispetto alla novità dell’apertura di FI.
È opportuno ricordare come la disponibilità a sostenere una simile proposta da parte di FI non sia una novità ma risalga al 2022. Ci fu allora un lungo confronto in I Commissione alla Camera dei deputati che portò alla prima proposta di modifica della legge sulla cittadinanza, denominata in quella occasione come ius scholae, a firma del Presidente di quella Commissione l’On. Brescia del M5S. Una faticosa mediazione al ribasso sullo ius culturae che a sua volta nasceva come mediazione sullo ius soli nella sua interpretazione temperata. Compromessi che peraltro non hanno portato a nessun esito positivo, motivo che aiuta a comprendere il mio scarso entusiasmo su quest’ultima proposta e lo scetticismo sull’esito finale di questa discussione. In quell’occasione, infatti, la proposta fu seppellita da oltre 700 emendamenti di Lega e FDI e FI si sfilò senza colpo ferire. A distanza di due anni, al di là del giudizio di merito sulla proposta, mi sembra difficile pensare che possa cambiare qualcosa. Se anche volessimo riconoscere a FI la serietà delle intenzioni manifestate, dovremmo comunque essere consapevoli di quanto sia improbabile che i suoi alleati possano cedere su un punto rispetto al quale hanno un approccio ideologico, né credo che su questa battaglia Tajani rischierebbe una crisi di Governo. Temo si tratti invece di tatticismo, utile solo a un posizionamento che marchi una distanza tale dall’estremismo dei propri alleati da non creare eccessivi scossoni alla maggioranza ma sufficiente a evidenziare una cultura politica più moderata di FI. A voler poi guardare cosa è successo nelle ultime ore, con la giravolta di FI indisponibile a votare un emendamento proposto da Azione dai contenuti identici ai propri, si rafforza il sospetto che si tratti di un calcolo politico cinico e poco altro. Cinismo e furbizie ancora una volta giocati sulla pelle e sulle speranze di centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi che il buonsenso vorrebbe cittadini italiani e che non meritano questo teatrino indecoroso. Parliamo infatti di circa un milione di ragazze e ragazzi nati o cresciuti in Italia, che trovano naturale essere cittadini dell’unico Paese che hanno conosciuto o dove hanno trascorso gran parte della propria vita, condividendo con i loro coetanei lingua, mode e passioni. Ancora oggi invece sono stranieri in casa loro, con un corollario odioso di possibilità negate e con l’incertezza di un futuro sereno per sé e le famiglie.
Lo ius scholae potrebbe essere una parziale risposta a questa vergogna, in tal senso andrebbe sostenuta la proposta qualora fosse realmente posta al voto, pur con i limiti conosciuti. Bene, quindi, che il PD si sia dichiarato disponibile ma, guardando a un futuro non lontano e a un presente sempre più visibile nelle nostre città, abbiamo bisogno di grande realismo e di coraggio per uscire da una discussione ideologica e trovare soluzioni che garantiscano diritti e rafforzino la coesione e la tenuta sociale del nostro Paese. Gli strumenti sono innumerevoli e molti riguardano le politiche universalistiche per eccellenza come il welfare, la scuola e la salute. Entrando invece nello specifico delle politiche legate ai migranti, penso che sia ormai inderogabile affrontare il nodo di un nuovo testo unico sull’immigrazione, da tanti ritenuto prioritario. Il tema della cittadinanza, infatti, va ben oltre quello sulla naturalizzazione. Servirebbe una nuova legislazione che riconosca ai cittadini stranieri presenti in Italia da molti anni maggiore tranquillità e certezza dei propri diritti, la possibilità – ad esempio – di uscire dal giogo della condizione lavorativa come premessa per la permanenza regolare, ancora oggi se si perde il lavoro si rischia di tornare ad essere irregolari, una condizione di vulnerabilità che spesso porta i lavoratori ad accettare lavoro in nero, con il rischio concreto che si creino le condizioni di fenomeni di dumping lavorativo. Questo è solo un esempio di quanto la Bossi – Fini sia irriformabile, così come andrebbe ripensato, con maggiore flessibilità, il sistema dei flussi che recentemente perfino il Min. Lollobrigida ha riconosciuto come inefficace. Meglio tardi che mai e soprattutto speriamo sia conseguente!
Da mesi, infatti, le categorie economiche con le quali da Ministro discute hanno fatto presente che in Italia, come rilevato anche da ISTAT e altri centri di ricerca, non è in atto nessuna invasione o sostituzione etnica ma al contrario assistiamo a un costante esodo di cittadini italiani e stranieri verso altri paesi, una tendenza ormai decennale, che unita al calo demografico, ha creato nel nostro Paese, prima che in altri paesi europei, una richiesta di lavoratori che rimane largamente disattesa in diversi settori produttivi, un depauperamento che rende più fragile la nostra società e in generale più debole l’Italia. Una prospettiva allarmante che nel medio periodo si trasformi in uno svantaggio competitivo e metta in discussione il nostro sistema welfaristico, a partire dal nostro sistema previdenziale. Un pericolo vero al quale non si deve rispondere arroccandosi in battaglie identitarie, oscurantiste e dannose. Di recente anche il ministro leghista Giorgetti ha dichiarato, durante il meeting di CL a Rimini, di essersi reso conto, con sua sorpresa, che per un Paese la competitività e la sua capacità di essere attrattivo per gli investitori ha nel capitale umano un punto di forza determinante. Si tratta di un tipo di capitale, volendo mantenere questo schema di ragionamento economico, che non si crea in borsa ma che va curato con costanza ed equità negli anni, considerando un patrimonio comune per il Paese su cui investire risorse ingenti e con riforme profonde che liberino le energie presenti ma ancora imbrigliate da leggi come, ad esempio, quella sulla cittadinanza o la Bossi Fini.
Ci sono quindi le premesse affinché la sinistra alzi il tiro e i toni su questo tema, con meno timidezze e con un’analisi più calzante. Lo ius scholae può essere un banco di prova per capire quali siano le forze politiche disponibili a trovare soluzioni in tal senso, ma è necessario costruire alleanze sociali forti con quelle parti di società che trovano questo dibattito anacronistico rispetto alla realtà della nostra società, ingiusto verso questi nostri concittadini trattati come fossero di serie B e sbagliato verso un Paese che ha grandi risorse e ambizioni che rischiano di non potersi pienamente realizzare per miopia ideologica.
Sono convinto che il PD debba perseverare nel portare avanti le proprie proposte di un nuovo testo unico sull’immigrazione e su di una riforma complessiva della cittadinanza di cui lo ius soli è un aspetto importante ma parziale e infine riprendere, in nome di quell’idea di cittadinanza piena, la battaglia sul diritto di voto amministrativo che personalmente ritengo centrale perché il voto promuoverebbe un maggior protagonismo pubblico dei cittadini migranti e “costringerebbe” tutte le forze politiche a fare i conti con un corpo elettorale, un salto nella realtà della società di oggi che farebbe bene alla politica e soprattutto all’Italia.

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