
Da sempre, le riflessioni che ho condiviso con molta gente del luogo erano rivolte a comprendere come fosse possibile ridare vita ai nostri paesi. Cosa fare? È stata per tantissimi anni la domanda più diffusa che ho ascoltato tra i cittadini e nelle istituzioni e alla quale non è affatto semplice dare una risposta.
Gran parte della Valle del Turano, per troppo tempo (almeno dalla fine degli anni ’30, dove la società agro pastorale entra in declino) è rimasta ai margini dello sviluppo economico, subendo una continua emorragia di risorse umane. Poi la costruzione della diga e la formazione del lago (1936-1939) impressero a questo territorio una notevole accelerazione al processo di spopolamento da poco avviato e, nel dopoguerra, come in moltissime altre aree marginali e interne del nostro paese, i nostri comuni in poco più di un paio di decenni persero gran parte della loro popolazione attiva. Tralasciando in questa sede la complessa analisi delle cause e qualsiasi altro ragionamento su cosa sarebbe stato necessario fare in passato, mi piace invece condividere una riflessione sulle opportunità del presente e del futuro. A mio parere, infatti, proprio in questi ultimi anni, grazie all’economia digitale che può consentire a tutti i territori di rimettersi “al centro del mondo” sfruttando al meglio le proprie potenzialità, le nostre aree interne potrebbero trovare nuove opportunità. Diventa però determinante una ulteriore evoluzione dell’azione politica, di quella amministrativa e di quella sociale a tutti i livelli.
A livello nazionale e regionale negli ultimi anni sono stati fatti primi piccoli importanti passi. A partire dal 2012 le iniziative politiche di sviluppo e coesione territoriale a sostegno delle aree interne hanno provato a dare risposte ma non hanno trovato un percorso agevole. Si veda ad esempio la Strategia Area Interne dove il nostro progetto territoriale, fatto con tanti sacrifici e mediazioni, purtroppo viaggia ancora molto lentamente. Si veda inoltre il progetto di Sviluppo della Banda Ultra Larga, dove tante reti comunali locali, già collaudate come la nostra, sono in attesa delle dorsali di collegamento. Si veda infine il tanto atteso potenziamento dei servizi di base (sanità, scuola, trasporti e viabilità) essenziali per qualsiasi strategia di sviluppo, in parte già finanziati o ancora finanziabili con alcune azioni del PNRR, che non avanza purtroppo come ci si immaginava. Gli interventi per la realizzazione delle famose Case della Salute o di Comunità, le scuole o gli asili, come pure il potenziamento dei trasporti e il miglioramento della viabilità sono stati solo in parte avviati – a volte contrastano anche con le disposizioni normative di efficientamento (si vedano ad esempio i tagli per il dimensionamento scolastico) – o hanno subito dei ritardi.
Anche a livello locale serve una spinta innovativa per poter contribuire alla rigenerazione e riqualificazione dei nostri territori con azioni concrete. A livello amministrativo, nelle realtà come la nostra, dove la dispersione territoriale, come l’indice di vecchiaia, raggiungono livelli elevatissimi e dove gli enti comunali hanno dimensioni ridottissime, è necessario accelerare la ricomposizione della governance territoriale. Molto potrebbe essere fatto e anche abbastanza rapidamente, oltreché per ridefinire meglio i ruoli istituzionali di molti Enti oggetto di riforme incompiute (Province, Aree Territoriali Ottimali, Comunità Montane, Aree Naturali Protette), soprattutto per migliorare la qualità dei progetti di sviluppo locale e la qualità dei servizi essenziali di area vasta, tra i quali anche quelli relativi all’energia e al servizio idrico. Servizi dove è necessario anche ipotizzare un sostegno per calmierarne i costi che nell’ultimo decennio sono sensibilmente aumentati, divenendo proprio in queste aree interne un ostacolo ai processi di rigenerazione in atto e alla vivibilità dei nostri luoghi. In questo nuovo contesto organizzativo territoriale che stenta a ridefinirsi, i nostri comuni montani, colpiti da feroci efficientamenti a partire dagli inizi del secondo decennio di questo secolo (oramai non più sostenibili), dopo aver vissuto con grandi problematiche anche il periodo pandemico, senza un concreto e sistematico sostegno dello Stato, mirato principalmente a supportare le azioni di rigenerazione, non sarebbero in grado di reagire.
Tuttavia, da un po’ di anni, qualcosa si sta facendo, anche se in maniera non sistematica come dovrebbe essere. Almeno per quanto riguarda gli investimenti e la progettualità, in questi ultimi anni delle risorse importanti sono state messe in campo, ma serve il sostegno di cui si è accennato (spesa corrente e risorse umane) per poter attingere ed utilizzare al meglio i fondi Comunitari, Statali e Regionali (PNRR, PSR e bandi vari) ancora disponibili.
In attesa però che molte iniziative sopra citate, già intraprese negli ultimi anni dagli organi istituzionali si concretizzino, anche noi amministratori locali, piccole imprese, forze sociali e cittadini (tutti coloro che ancora resistono in questi difficili territori) che troppo spesso pensiamo di essere spettatori passivi di questi processi, possiamo comunque provare a dare tutti il nostro contributo. “La territorialità è il risultato di una compagine sociale sull’area di insediamento, sono gli esiti degli sforzi per adeguare lo spazio geografico al raggiungimento di obiettivi individuali e comunitari. E’ la condizione dell’essere e dell’appartenenza territoriale; è l’insieme delle relazioni fra tutti i soggetti (naturali, antropici ed economici) che popolano il territorio e la forza coesiva che da essi si sprigiona” (Frammenti – Prof. A. Celant). Noi siamo comunque parte delle forze in gioco e possiamo dare un contributo importante. In questo determinato periodo, con un lavoro sinergico la compagine socio-economica che sul territorio vive, rappresentata da tutte le forze produttive rimaste e dalle potenziali entranti, deve saper svolgere un ruolo propositivo e attivo, proprio in relazione a queste nuove opportunità che si stanno lentamente manifestando. Nell’era dell’economia digitale, ad esempio, lo sviluppo turistico basato su un’offerta, soprattutto in forma aggregata, in grado di rappresentare valori tradizionali (per sintetizzare: food, cultura, natura), gioca un ruolo importante per l’attrattività del nostro intero territorio, ma c’è bisogno di cooperazione, collaborazione e spirito di iniziativa. La possibilità di utilizzare i servizi di rete per la sua promozione e gestione, potrebbe facilitarne lo sviluppo a tutto vantaggio dell’intero sistema produttivo territoriale e in particolare di quello agrituristico e turistico, sostenuti anche da interventi strutturali regionali come i PSR e di quello artigianale, anch’esso sostenuto periodicamente da interventi Statali riservati alle aree marginali o dai progetti PNRR (si veda il Bando Borghi o altri) a cui molti nostri comuni hanno attinto.
Il confronto fra la forza di spinte innovative e gli equilibri preesistenti dal punto di vista economico, in questa circostanza potrebbe anche stimolare nuovi impulsi produttivi, basati sull’innovazione e sulla forza della tradizione che non sono affatto in contrapposizione, come spesso erroneamente si pensa. Inoltre, il recente sviluppo di cui si è accennato di nuove reti di comunicazioni, potrebbe favorire anche l’insediamento di nuovi “lavoratori digitali”, soprattutto se noi saremo in grado, nel frattempo, di riqualificare i nostri paesi e i nostri territori e di lavorare insieme per migliorare l’offerta dei servizi pubblici e privati, oltre che di conservare al meglio il nostro patrimonio naturale, storico-archeologico ma soprattutto culturale e sociale; si perché anche l’aspetto socio culturale è tra i nostri punti di forza. Le tante nuove serie iniziative che si stanno sviluppando e un nuovo riscontrato interesse verso i nostri territori denotano un fermento che fa ben sperare per il futuro, sempre che non si decida di nuovo, come spesso è accaduto, di disinvestire su queste nostre care aree interne.
