Dopo le contestazioni subìte durante il suo intervento agli Stati Generali della Natalità, la Ministra Eugenia Roccella ha deciso di non concludere il suo intervento, lasciando il palco e andando subito a pubblicare un post sui social in cui chiedeva la solidarietà di politici e intellettuali di sinistra che nel tempo hanno denunciato di essere stati in qualche modo censurati dal Governo.
Il sottotesto di questo post è semplice: dove sono le presunte vittime di censura quando c’è da schierarsi contro la censura che subiscono i loro avversari? Chi sono allora i veri fascisti?

Ovviamente, quello che fa questo post è, come si dice a Roma, buttarla in caciara. Roccella ma anche giornalisti ed editorialisti di destra, conoscono bene la differenza di significato tra censura e contestazione ma ritengono di voler far passare l’idea che la seconda sia una sfumatura della prima. E invece sappiamo che la censura viene dal potere che impone una sua visione, mentre la contestazione è l’opposto perché nasce proprio per mettere in crisi la narrazione di chi al potere ci sta, suggerendo un altro punto di vista. Confondere censura e dissenso è scorretto a livello dialettico e politico e la dice lunga sulla cultura del governo che ha la destra al potere che intende la democrazia come il plebiscito del capo autorizzato ad imporre una sorta di dittatura della maggioranza che cancella qualunque tipo di minoranza.

Ma se il problema riguardasse solo la destra, non potremmo stupirci. Invece ieri abbiamo potuto leggere tanti articoli e tanti editoriali di intellettuali e giornalisti progressisti che ci spiegano che no, non si deve contestare una persona che parla perché va sempre garantito il diritto di parola. D’altra parte, la Ministra, se non può parlare agli Stati Generali della Natalità, come fa a informare i cittadini e le cittadine di quello che pensa?
Per fortuna oggi ha potuto spiegare le sue ragioni solo rilasciando un’intervista a un piccolo giornale clandestino chiamato Corriere della Sera e le sue parole sono state riprese da canali pirata segretissimi come Rai, Mediaset e La7. Poca roba ma a qualcuno sarà arrivato.

Il discorso sugli intellettuali e la torre d’avorio è antico e spesso pretestuoso ma viene davvero da chiedersi perché molti di loro, in tali questioni, siano arbitri inflessibili nel metodo ma non nel merito delle questioni. In un Paese che stabilisce per legge il diritto di una donna di poter scegliere se tenere o meno un bambino, possiamo consentire che un esponente del Governo dica che l’aborto sia purtroppo un diritto? Possiamo osservare tacendo che i soldi del PNRR siano usati per riempire i consultori pubblici di attivisti antiabortisti?

Questo si saranno chiesti i giovani e le giovani che hanno contestato la Ministra. Ed è proprio qui che sta il punto centrale della questione. Si tratta di uno scontro generazionale. Roccella e i suoi difensori che con lei hanno solidarizzato, fanno parte di una generazione o di tante generazioni, tutte diverse da quella a cui appartengono i ragazzi e le ragazze che l’hanno contestata. I giovani e le giovani che hanno dissentito, hanno il diritto e il dovere di manifestare la propria contrarietà verso politiche che vanno a plasmare il tempo in cui vivranno e che si realizzerà quando i vecchi che lo hanno pianificato non ci saranno più.
È legittimo e auspicabile che i protagonisti del futuro vogliano avere voce in capitolo sul proprio tempo e che non siano disposti ad arretrare di un millimetro sul terreno dei diritti conquistati, questi sì, guardando a domani e non a l’altroieri.

Se una Ministra della Repubblica scappa da una contestazione, forse non ha la forza per argomentare le proprie posizioni davanti a chi le chiede conto in anticipo delle politiche restrittive e reazionarie che lei e il suo Governo stanno promuovendo. O forse sa che è inutile dire di voler sostenere la maternità e le famiglie giovani se si fanno scelte opposte come tagliare gli asili nido dai progetti del PNRR e non rifinanziare i fondi per il sostegno agli affitti o decidere di non voler intervenire per arginare l’inflazione che erode gli stipendi già bassi della maggior parte dei giovani che sono spesso precari e senza diritti, quando non disoccupati.

I Ministri il Governo, anche questi Ministri e questo Governo, ai giovani devono dare risposte concrete non paradossale vittimismo e insensato piagnisteo.

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