Sono trascorsi quaranta anni e l’omicidio di Ketty Skerl è ancora insoluto. Ci sono stati errori investigativi, come quello di attribuire il delitto a Maurizio Giugliano, un seriale soprannominato il lupo dell’Agro Romano. Ma Giugliano con Ketty non c’entra nulla.

La studentessa del liceo artistico di via Giulio Romano torna all’attenzione dei media nel 2015, quando il fotografo Marco Accetti scrive nel suo blog che la bara con le spoglie della diciassettenne romana sarebbe stata trafugata nel 2005 dal cimitero Verano da una finta squadra di operai. Il trafugamento sarebbe avvenuto «per occultare uno degli elementi che poteva far collegare il caso di Skerl a quello Orlandi». Si tratterebbe di un capo di abbigliamento che – se analizzato con le tecniche disponibili oggi – potrebbe permettere di individuare il gruppo responsabile sia della sparizione della ragazza vaticana, sia del delitto di Ketty, gruppo definito dallo stesso Accetti avverso a quello reo delle sparizioni di Emanuela e Mirella Gregori. Insomma di qualsiasi cosa parli Accetti si torna sempre là, alle presunte lotte tra fazioni avverse della Curia romana, agli scontri interni al Sisde e al suo ruolo di fantomatico collaboratore di alcune di queste fazioni. 

Non credo ad una parola di quello che dice Marco Accetti, già noto per aver raccontato versioni poco credibili (per non dire totalmente false) a proposito della scomparsa di Mirella Gregori, Emanuela Orlandi e Alessia Rosati

Tuttavia quando il 13 luglio del 2022 la tomba di Ketty viene aperta la bara non c’è. Come faceva nel 2015 Accetti a sapere del trafugamento?

Nel 2020 c’era stato un altro caso di sottrazione di resti umani conservati in una tomba al Verano. Si tratta dell’urna contenete le ceneri di Elena Aubry, deceduta a seguito di un incidente stradale sulla via Ostiense nel maggio del 2018. La responsabilità del trafugamento di Elena sembra essere di un cinquantaquattrenne schivo e solitario che vive a Roma proprio nei pressi del Verano. Si chiama Marco C. ed è stato già condannato ad otto mesi (con sospensione della pena) per aver sottratto dalle rispettive tombe dentro il Verano quattro foto di giovani donne decedute. 

Marco C., si legge nel verbale di perquisizione redatto dai Carabinieri “di sua spontanea volontà accompagnava i militari nella camera da letto, prelevando dall’interno di un armadio a ridosso della parete posteriore, un’urna di colore verde, priva di etichetta metallica e con due sigilli di sicurezza di colore giallo riferendo testualmente ai militari: «Questo è quello che state cercando», consegnando l’urna nelle mani” di un appuntato. “Dallo stesso mobile prelevava una cornice in metallo con la foto di Elena Aubry”. In una successiva ispezione i Carabinieri ritrovavano 358 immagini riprodotte in fotoceramica di ragazze decedute, verosimilmente sottratte da lapidi cimiteriali. “Sempre nello stesso armadio in cui era custodita l’urna e la foto di Elena Aubry si rinvenivano altresì due cartelline di colore nero contenenti rispettivamente: in una un maxi quaderno a righe di colore nero, marca Monocromo, con appunti vari e un altro maxi quaderno, sempre a righe, marca Fabriano di colore bianco a fantasia con all’interno diverse foto, di cui alcune di donne nude, vari appunti vergati a mano in cui si legge tra l’altro: 4.3.20=presa Elena Aubry – Nata 28-10-1992 morta 6-5-2018=anni=26”. Sempre nella pagina di quaderno si legge: Elena TV 6-5-2020. Il 6 maggio è il giorno è il giorno nel quale un telegiornale riporta la notizia della scomparsa delle ceneri di Elena. Marco C. ha anche appesa in casa una piantina del Cimitero Monumentale del Verano, sulla quale i Carabinieri trovano due scritte enigmatiche: Spartaco Zone e entrata uomo calvo. Insomma, mentre in Italia imperversa il Covid e la popolazione è costretta al confinamento in casa, Marco C. si sarebbe recato al Cimitero Monumentale del Verano e avrebbe sottratto i resti di Elena Aubry. È stato lui a sottrarre anche il feretro di Ketty Skerl? Al momento non lo sappiamo, ma l’inquietante presenza nei viali del Verano di questo soggetto, attratto dalle foto di giovani donne decedute, ha fatto emergere una raccapricciante attività della quale sembrerebbero essere protagonisti anche altri individui. Nei cimiteri romani c’è un traffico di foto sottratte dalle tombe e, verosimilmente, anche di resti umani? Probabilmente sì.

Torniamo ora alla nostra storia. Chi era Ketty Skerl?

Con lei e suo fratello Alex il rapporto non era esattamente quello di cugini, noi ci sentivamo come fratelli, proprio fratelli, uniti”. A dirlo in una intervista andata in onda l’8 novembre 2023 nel programma di RAI3 Chi l’ha visto? è Laura Mattei, la cugina di Ketty. “Una cosa che cantavamo spesso era la canzone dei tre porcellini, che da quel momento non ho potuto più ascoltare. Nel testo c’è una frase che dice: mai nessuno ci dividerà… Ecco, dopo l’omicidio non l’ho più ascoltata quella canzone, è stata come un brutto presagio. Ketty era una ragazza vivace, allegra, impegnata più di quanto desse a vedere, perché l’aspetto esteriore era più superficiale, sembrava più frivola di quanto fosse interiormente. Aveva le certezze che si hanno quando si è adolescenti e un carattere forte”.

Ketty era iscritta alla FGCI di Ponte Milvio e viveva gioiosamente la sua militanza. La foto che la ritrae con il pugno chiuso e alzato venne scattata nel giugno del 1983 ad un comizio di Enrico Berlinguer a San Giovanni.

È domenica 22 gennaio 1984 quando Ketty Skerl viene rinvenuta senza vita da Aldo Urbinelli e da suo figlio Stefano, nella vigna di famiglia a Grottaferrata. Siamo all’incrocio tra via Tuscolana e via di Rocca di Papa.

Il corpo presenta evidenti segni di strangolamento.

Martedì 24 gennaio, due giornalisti del quotidiano Il Messaggero per raccontare il disperato tentativo di difesa della ragazza descrivono un “ciuffo d’erba secca rimastole serrato nella mano destra.” La veridicità del particolare è tutt’ora oggetto d’indagine, anche perché – come si può facilmente intuire – la presenza del ciuffo nella mano collocherebbe l’omicidio tra i tralci delle viti, mentre la sua assenza suggerirebbe l’esecuzione dell’omicidio altrove.

Il delitto suscita sgomento nell’opinione pubblica e accende l’attenzione dei media.

Gli abitanti del luogo, intervistati a pochi giorni dal fatto, lo descrivono come uno “scannatoio”, ovvero un posto dove si appartano le coppie in cerca di intimità, ma anche guardoni e persino piccoli criminali a caccia di colpi facili. Angelo Urbinelli, assegnatario del lotto 52, e fratello di Aldo, proprietario del lotto 50, quello dove è stata rinvenuta Ketty, dice ad un cronista: “Tutto deve essere accaduto in questo sentiero (…) Davanti al mio cancello sono stati rinvenuti delle chiavi, un pezzo di stringa strappata al valigiotto della ragazza e cinquecento lire di metallo, di quelle nuove, bicolori.”

Oggi è tutto cambiato: sono stati eretti muretti, installati cancelli e anche le abitazioni hanno subito sostanziali mutamenti. Tuttavia resta un luogo isolato e, immaginando il viottolo tra le vigne di trent’anni fa, anche abbastanza nascosto. Inevitabilmente viene da pensare che chi ha commesso il delitto quel punto lo conosceva. Insomma non può essersi fermato là per caso.

Ora riavvolgiamo il nastro e torniamo a sabato 21 gennaio. Ketty va regolarmente a scuola, torna a casa e pranza. Nel pomeriggio c’è una festa a casa di una tale Laura P. e Ketty ci andrà. Laura è l’amica di una sua amica. La festeggiata è più piccola di Ketty e frequenta il primo anno al liceo classico Orazio.

Lei non sapeva come passare quel sabato pomeriggio, doveva riempire il tempo fino a raggiungere la sua amica a Lucio Sestio per poter dormire a casa sua, e partire il giorno dopo per una gita fuori Roma”, dice Laura Mattei. Dopo pranzo Ketty fa alcune telefonate accordarsi con altri partecipanti, quindi esce dalla sua abitazione di via Isidoro del Lungo 54, attende gli amici con cui ha preso appuntamento e, insieme a loro, attraversa il parchetto situato subito dopo la via Nomentana. Giunge a casa di Laura, in largo Cartesio 7 (oggi largo Bacone), intorno alle ore 16.

Tra i presenti c’è il fidanzato della Skerl, si chiama Francesco Morini e – come Laura P. – è uno studente dell’Orazio. Ci sono anche persone più grandi sia della festeggiata che della Skerl: uno è già diplomato, un altro, il fratello di Morini, è all’ultimo anno e infine c’è un terzo ragazzo che abita nello stesso palazzo di Ketty e frequenta anche lui l’ultimo anno all’Orazio o, addirittura, è già diplomato.

Ketty aveva conosciuto Francesco Morini ad una festa alla Bufalotta il 31 dicembre del 1983 e i due ragazzi si erano subito trovati bene. Stavano insieme da 21 giorni.

Ad un certo punto, attorno alle 18.30, Ketty spiega a Francesco che deve andarsene per raggiungere Angela L..

Angela L. è una amica relativamente recente della Skerl. Le due ragazze si sono conosciute da circa un anno e insieme frequentano una piccola comitiva di coetanei che si incontra nella zona del Parco degli Acquedotti.

L’accordo preso per quella sera è di incontrarsi presso la fermata metro Lucio Sestio, di raggiungere l’abitazione di Angela L. in zona Capannelle (oltre un chilometro e mezzo dalla fermata), di dormire là e l’indomani mattina partire insieme per Campo Felice. Insomma una breve gita sulla neve alla quale Angela L. era stata invitata da un ragazzo della sua stessa scuola.

Quando Ketty se ne va, Francesco ci resta male – almeno così riferirà – perché avrebbe voluto accompagnarla da largo Cartesio alla fermata dell’autobus sulla Nomentana, ma sembra che Ketty non abbia voluto. Il Morini resta quindi alla festa e tornerà a casa più tardi con il fratello.

La Skerl all’appuntamento con Angela L. non arriverà mai e sarà proprio lei a dare l’allarme. 

In un’epoca dove una informazione pubblicata sul web può facilmente avere più lettori di un articolo veicolato da testate autorevoli dalla carta stampata, l’accumulo di “imprecisioni” e di vere e proprie leggende metropolitane è all’ordine del giorno. Anche a proposito di Laura L. girano molte imprecisioni. Intanto non è vero che Angela sarebbe andata via dall’Italia dopo l’omicidio. Inoltre non è vero che il padre della ragazza fosse un magistrato.

Francesco Morini, in una intervista rilasciata a Fabrizio Peronaci sul Corriere della Sera, ha sostenuto che, ben dopo la mezzanotte del 21 gennaio, più precisamente tra l’una e le due di domenica 22, squillò il telefono di casa. Andò a rispondere la madre. Dall’altro capo del filo una voce femminile avrebbe gridato: «aiuto, aiuto». Secondo l’autopsia Ketty doveva essere già morta da un’ora o più. O quella telefonata è è stata fatta da Ketty e allora l’orario della morte si dovrebbe spostare in avanti, oppure la chiamata è stata fatta da un’altra ragazza – la qual cosa sembra abbastanza improbabile – oppure la chiamata non c’è proprio stata.

Nel frattempo Francesco Morini ha pubblicato un libro sugli ultimi giorni di Ketty Skerl. 

Il 5 settembre del 2023 l’Assemblea Capitolina ha approvato all’unanimità una mozione che impegna il Sindaco e gli assessori competenti a “valutare la possibilità di intitolare, in memoria di Catherine Skerl, una via, oppure un largo, una piazza, un parco all’interno del territorio di Roma Capitale, possibilmente nel quartiere Talenti dove risiedeva”. Al momento la Commissione Consultiva di Toponomastica non ha ancora esaminato la proposta di intitolazione. 

Ketty credeva nella giustizia. Ci credeva molto. Sarebbe bello se in questa nostra città a strati, dove il presente poggia sul passato, dove tutto si sovrappone a qualcos’altro, il nome di Ketty, scolpito sul marmo di una targa, ricordasse ai vivi che lei non ha avuto giustizia. Scegliere un posto da intitolarle non è nemmeno troppo difficile. La cugina Laura Mattei ha ricordato che, andandosene via dalla festa in casa di Laura P., Katty avrebbe chiesto di essere accompagnata alla fermata dell’autobus sulla via Nomentana, ma nessuno l’accompagnò. Ecco, il giardinetto tra largo Cartesio e via Nomentana che ha attraversato da sola per l’ultima volta poco dopo le 18.30 del 21 gennaio 1984 è ancora là. Perché non intitolarne tutto, o una parte a Catherine Skerl? 

A partire dal 2022, l’avvocata Paola Chiovelli, su incarico di Laura Mattei, ha effettuato sopralluoghi, raccolto informazioni, ascoltato persone già sentite o mai convocate. Poi ha consegnato tutto in Procura.

Il fascicolo contro ignoti è ancora aperto.

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