Per prima cosa desidero fare un in bocca al lupo a Diurna, con l’augurio che possa diventare un riferimento saldo per una larga comunità democratica sempre a caccia di spazi di confronto e di luoghi dove esprimere idee e aprire discussioni.

Che questa piccola grande scommessa abbia successo allora!

Non posso che parlare dell’esperienza regionale che proprio in questi giorni compie un anno. Sembra assurdo ma è così: è passato un anno e nessuno se ne è accorto.

Massimiliano Valeriani, Consigliere Regionale Partito Democratico

Nessuno tranne quelli direttamente interessati che hanno già ricevuto una parte delle risorse che si aspettavano dalla destra. E parlo della sanità privata ovviamente. Ma la riflessione da cui parto non è la contestazione di questo o di quel singolo provvedimento, quanto dalla constatazione della decadenza politica e intellettuale della Regione Lazio con la maggioranza guidata dal Presidente Rocca che di fatto ha riportato questo ente ai grigiori del passato.

Dopo un anno, non si riesce ancora a capire quale sia la visione della destra sulla Regione Lazio. Per ora non è successo quasi nulla, solo piccolissime azioni senza qualità, tutte caratterizzate da un forte impianto identitario, indirizzate a fette specifiche di elettorato e di gruppi economici.
Due esempi per tutti: la proposta di legge per rendere abitabili le cantine dei palazzi in modo da favorire la speculazione edilizia e la legge sul “fattore famiglia”, un provvedimento di fatto vuoto ma molto utile a livello propagandistico.
Ma la cosa che mi ha colpito più di tutte in questi dodici mesi, è stata l’assenza di qualsiasi autonomia di questa esperienza dal governo nazionale.



Non che potessimo immaginare conflitti o scontri, ovvio, ma non c’è nessuna dialettica su temi come risorse, poteri, opere, peso politico della regione più importante a guida FDI nel panorama politico complessivo della destra. Quindi non uno scontro ma una interlocuzione tra governo e Regione sì, questa me la sarei aspettata. Invece Rocca è muto, non parla mai su nulla, mai un contributo, una presa di posizione, dalla guerra all’autonomia differenziata, dalla sanità alle prese con i tagli della Meloni alle opere del PNRR che Salvini sposta dal centro-sud per farle arrivare al nord, dal salario minimo al reddito di cittadinanza, dai diritti alle discriminazioni. Per non parlare della sua goffa indifferenza sull’antifascismo e la storia democratica del nostro Paese. Si è, si sono, dedicati alla bassa cucina e le poche volte che hanno guadagnato per giorni il dibattito nazionale è stato per gaffe e incidenti. Dal patrocinio prima concesso e poi revocato al Pride alle dichiarazioni farneticanti del capo della comunicazione regionale sulla strage di Bologna, dalle strane parole di Rocca sulle parate militari di Acca Larentia alla vicenda del teatro Eliseo che volevano far comprare dalla Regione all’amico Barbareschi, pagandolo la stessa cifra chiesta dall’agenzia immobiliare che si stava occupando della sua vendita.

Da questi incidenti ne sono quasi sempre usciti con silenzi o retromarce. Sul resto, appunto, solo bassa cucina. E su questo ovviamente la parte del leone l’ha avuta la sanità. I problemi conosciuti da un decennio, liste d’attesa e pronto soccorso, sono stati affrontati con la ricetta del ricorso al privato, con nuovi accreditamenti e tante risorse spostate dal pubblico alla rete delle cliniche private. Invece di partire con le assunzioni, che adesso si possono fare grazie ai nostri sforzi di uscire dal commissariamento, la destra ricorre ai vecchi metodi. Chi se lo aspettava è stato ricompensato.

Noi ci opponiamo, li incalziamo, ma questa battaglia è a questo punto nazionale, uno scontro tra noi e la destra, che incrocia la sacrosanta richiesta delle opposizioni di aumentare le risorse al sistema sanitario già colpite nel primo bilancio Meloni e di sbloccare il tetto delle assunzioni.

In questo primo anno c’è ben poco altro, solo vaghi annunci di riforme su aspetti importanti come rifiuti, urbanistica, casa, cultura e tanto altro ma alle intenzioni non sono seguiti fatti concreti. La giunta Rocca è molto prolifica negli atti amministrativi ma pressoché assente sul versante legislativo e di pianificazione. Non ci sono provvedimenti degni di nota in discussione nelle commissioni o in Consiglio e l’opposizione è sempre alla caccia di un terreno dove incalzare la maggioranza e dare battaglia. Ma la destra non c’è, scappa, ha paura del confronto. Solo tanta propaganda sui conti, sul deficit (creato da loro in epoca Storace) che crea condizioni difficili di agibilità, ma questo ovviamente oltre ad essere solo una cortina fumogena per guadagnare tempo, non impedisce affatto di fare le cose a cui tengono, come 25 milioni dati alle cliniche, gli 8 milioni regalati alla tanto amata Croce Rossa, i promessi 25 milioni per l’Eliseo. Ogni tanto un annuncio di grandi opere o grandi cambiamenti, come lo spostamento dell’Umberto I che non si farà mai e che è stato annunciato in assenza di un progetto e di una seria fattibilità dell’opera che, se fatta come è stata annunciata, comprometterebbe gli interessi della città. Una distrazione, a cui il sistema dei media dà sponda.

L’epoca Zingaretti, rispetto a questa mediocrità, assume i tratti di una stagione colossale, per l’autorevolezza della giunta e per la grande forza politica del presidente. Una stagione, quella del centrosinistra, che i cittadini con il loro voto hanno chiuso un anno fa e ora noi abbiamo il dovere di mettere in crisi la giunta Rocca, facendo emergere tutta la sua inconsistenza e, a volte, come nel caso della sanità, la sua pericolosità.

In questa mediocrità, la maggioranza è divisa, senza personalità e senza idee, la compagine guidata dal presidente Rocca è continuamente alle prese con piccoli focolai di rivolta, FDI contro Lega, Forza Italia contro FDI, Lega contro tutti. Scontri sul piccolo potere, screzi sulla visibilità e sulle piccole prebende concesse a questo e non a quello. Esploderanno.

In genere quello che si pianifica il primo anno, è ciò che le amministrazioni raccoglieranno negli anni successivi. La destra non avendo nulla da seminare, non ha piantato niente.

Se avranno quattro anni di tempo, proveranno a fare l’unica cosa che sanno fare, spendere senza remore ogni centesimo al fine esclusivo di guadagnare consenso rafforzare le clientele.

A noi spetta il compito di fermarli e di tentare di riportarli davanti al corpo elettorale prima del tempo.

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