
Ci sono ancora molte persone che si interrogano sulla reale necessità di luoghi di riflessione e di azione femministi e fra donne, come se fossero un vezzo o un esercizio dal sapore antico.
Ed è in giornate come queste – ricorre oggi il 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza maschile sulle donne – che non possiamo perdere l’occasione di dedicarci a riflessioni urgenti.
Ogni volta che parliamo di violenza, non dovremmo dimenticarci di aggiungere l’aggettivo maschile. Perché se nulla è neutro, tanto meno lo è la violenza. Individua, infatti, degli autori che sono gli uomini e i soggetti che la subiscono, cioè le donne. Certo, non tutti gli uomini agiscono violenza, ma sono uomini tutti coloro che abusano in vario modo delle donne. E piuttosto che fare i distinguo, sarebbe importante che proprio quegli uomini – che la violenza non la agiscono, si interrogassero su come prendere delle distanze profonde dalla cultura patriarcale che li riguarda eccome. Per dirla con Michela Murgia, ragionare su come smettere di essere complici. Non si tratta di creare steccati fra uomini e donne, ma di prendere fra le mani le responsabilità del cambiamento che deve essere un patrimonio comune.
Scrivo a cavallo della manifestazione indetta da Non una di meno per il 22 novembre, la mia elezione a Portavoce delle Democratiche di Roma e il presidio che nel pomeriggio si terrà davanti al Ministero dell’Istruzione e del Merito per urlare con la rabbia necessaria come questo Governo – dalla Presidente Meloni, alla Ministra Roccella, fino ai Ministri Nordio e Valditara – sia del tutto insufficiente sul fronte della violenza maschile contro le donne da un punto di vista politico e culturale.
Il 25 novembre è una giornata simbolica necessaria, ma rischia di svuotarsi di senso se non assumiamo in maniera permanente la necessità della prevenzione, del contrasto e del rovesciamento del paradigma. E i luoghi e le piazze femministe hanno anche lo scopo di imporre un cambiamento radicale, di elaborare un’agenda politica autonoma e alternativa, di portare il pensiero e il protagonismo del femminismo ovunque si decida.
La Conferenza delle Democratiche di Roma è un tassello di questo grande puzzle. Un luogo di elaborazione e azione politica, di contaminazione fra donne iscritte al Partito Democratico e non iscritte. Uno spazio di libertà, di cambiamento dentro e fuori un partito che è ancora lontano dall’essere femminista. Un’assemblea che si candida a portare un contributo alla città di Roma per renderla sempre più dalla parte delle donne.
C’è molto da fare, le adesioni alla Conferenza delle Democratiche sono sempre aperte, unitevi a noi!
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