Ma se avessero dovuto costruire un palazzo, materia a cui tengono molto a quanto pare (visti gli innumerevoli interventi normativi in Consiglio Regionale), davvero avrebbero fatto la stessa cosa?


Avrebbero forse dovuto dire ai costruttori, ‘iniziate il progetto, chiamate le imprese, iniziate le fondazioni, poi tirate su il palazzo, strutturate gli appartamenti. E dopo qualche mese, mentre state finendo di arredare le ultime camere con lampadari e divani, vi facciamo sapere se il palazzo che avete fatto ve lo paghiamo o no. Se magari lo compriamo totalmente, o solo qualche appartamento. O se molto più probabilmente abbiamo scherzato e grazie del lavoro. Ah, e naturalmente i debiti restano a voi!’

Ecco con questo esempio forse tutti riescono a capire in quale stato di improvvisazione e disagio si stanno muovendo gli operatori della cultura, gli amministratori comunali, le associazioni che lottano nei vari territori del Lazio, nelle nostre meravigliose città, cercando di promuovere attività culturali delle più varie, progettualità nuove o che arrivano da lontano. Spettacoli teatrali, concerti, reading, arene cinematografiche, spettacoli di arte circense, manifestazioni tradizionali sono solo alcune delle proposte culturali di cui è ricca la Regione Lazio da decenni e che hanno assoluto bisogno di sostegno pubblico per essere realizzate, in particolare per tutte le manifestazioni gratuite.

Sono ormai due anni che la Giunta Rocca in modo inspiegabile, lancia dei bandi in piena estate, con scadenza a fine luglio (per eventi che vanno da giugno a settembre), i cui esiti vengono comunicati a settembre inoltrato, quando praticamente tutti gli eventi estivi sono già conclusi. I professionisti seri e gli amministratori oculati programmano le stagioni estive con tempistiche adeguate. Per i Festival più impegnativi le programmazioni vengono definite addirittura nel corso dell’inverno precedente o al massimo della primavera. Se si sa in tempo utile che si riceve un contributo si fa una programmazione di un certo spessore, altrimenti si pensa ad altro. Gli amministratori, i direttori artistici di Festival, le associazioni devono avere chiare quali siano le risorse da attingere prima di chiamare artisti e strutture tecniche che, come avviene per i muratori, gli elettricisti e gli idraulici (nel caso del palazzo), lavorano e devono essere pagati. Gli artisti, contrariamente a quanto pensano in molti, non stanno giocando ma impiegano la propria arte, anni di studio, la propria visione e il proprio coraggio per regalare magia ed è giusto che per questo vi sia una giusta remunerazione.

Ma per la Giunta Rocca, evidentemente tutto questo deve sembrare un gioco, altrimenti non si spiegano le decisioni assunte. Se lo scorso anno poteva esserci qualche attenuante, visto che la Giunta era stata nominata da qualche mese appena, la decisione assunta durante il 2024 non è assolutamente giustificabile.

Ormai chi è che partecipa ai bandi aperti dalla Regione o dalle società regionali delegate a farlo? Solo coloro che evidentemente sono rassicurati da una parte politica, quella che governa, altrimenti non si rischiano tanti soldi di tasca propria o del proprio comune senza la sicurezza che rientrino. E non vogliamo entrare ora nelle varie rendicontazioni che vengono presentate, evidentemente molto creative.

La domanda che ci facciamo è: arrivati a questo punto perché fare un bando pubblico? Lanciamo una provocazione, allora! Non è meglio dare dei contributi diretti alle associazioni amiche e ai comuni della stessa parte politica? Ci sarebbe certamente più trasparenza e non si avrebbero centinaia di professionisti ed amministratori che perdono tempo a scrivere progetti di grande valore che non verranno mai finanziati, perché, forse, le logiche sono altre.

Non è un caso che sono molti i comuni ormai che hanno deciso di non partecipare più al Bando estivo ed altri bandi regionali che vivono le stesse logiche. E forse è davvero questo l’obiettivo: escludere a priori tutti coloro che non hanno determinati legami politici.

Nelle attività culturali come in altri settori c’è bisogno di programmazione e la giusta strada è quella di pensare a progetti con programmazione almeno triennale, così da permettere una adeguata programmazione e sviluppo dei progetti culturali. Perché questo non si fa? Forse perché bisogna chiedere al consigliere di turno ogni anno l’aiuto nella vittoria del Bando, così da consolidare sempre più il clientelismo politico di cui si è irrorata la Regione Lazio negli anni?

La certezza del finanziamento, la giusta tempistica con cui avviene, la programmazione adeguata hanno la stessa importanza del valore economico del finanziamento stesso, se non superiore. E questo lo possono certificare tutti gli amministratori comunali e gli operatori culturali, almeno quelli seri.

La Giunta Rocca batta un colpo, stavolta. La cultura non è solo provare a salvare il Teatro Eliseo o meglio gli investimenti di Barbareschi. Anche se quella, più che culturale sembra materia urbanistica. E si sa, da quelle parti è una materia a cui tengono molto.

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