
Per parlare dello sport nella nostra Regione prendo spunto da quanto è accaduto alcuni giorni fa. Precisamente il 28 febbraio u.s. Roma ha rinunciato a presentare la candidatura per i Mondiali di atletica del 2027. La causa principale, la mancata copertura da parte del Governo di 85 milioni a fronte di un budget di 130.
In molti si sono indignati, tra questi l’Assessore allo Sport di Roma Alessandro Onorato, che ha dichiarato che tra le ricadute positive che si sono perse, c’era la riqualificazione degli impianti sportivi. Ovviamente si riferiva a quelli di atletica.
Arriviamo al punto.
La Città di Roma e tutta la Regione hanno affrontato il tema dell’impiantistica sportiva solo in funzione di grandi eventi sportivi. Lo sport, dal punto di vista impiantistico, è sempre stato legato, nel bene e nel male, al grande evento.
Le Olimpiadi del ’60 sono state il lancio di questa crescita, seguita dagli impianti e dalla ristrutturazione dei Mondiali di Calcio del ’90, dei Mondiali di Nuoto del ’94 e del 2009.
Grazie agli Internazionali di Tennis abbiamo costruito il Centrale, ma non avendo mai organizzato competizioni ciclistiche su pista, abbiamo perso il Velodromo.
I no a Roma 2020 e 2024 ed ora ai Mondiali di Atletica, sembra abbiano bloccato questo piano di sviluppo. Siamo sicuri che questa sia la strada giusta?
Non credo, le problematiche legate ai grandi eventi sportivi dovrebbero essere oggetto di un’ulteriore riflessione.
Parliamo invece di sport.
L’entrata in Costituzione dell’art. 33 ha sancito che “La Repubblica riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’atleta sportivo in tutte le sue forme”. Dobbiamo quindi pensare a rendere effettivo il diritto allo sport di tutte le persone, senza distinzione di età, genere, condizione fisica ed economica, origini sociali e garantire e tutelare la salute e il benessere della comunità.
Sempre nella Costituzione l’art. 117 individua come materia concorrente, tra Stato e Regione, l’organizzazione dello sport.
In quest’ottica la Regione dovrebbe diventare il punto di riferimento di questo processo di normalizzazione.
Si rende per questo necessario che venga approvata la nuova legge regionale sullo sport che possa sostituire l’attuale datata 2002.
Dovrà essere la cornice dentro la quale verranno date le linee guida per la promozione, la valorizzazione e lo sviluppo dell’attività sportiva nella nostra Regione.
Le attuali 13.000 società circa, affiliate a Federazioni, Discipline Associate e Enti di Promozione, sapranno dove poter operare. Nello stesso tempo le migliaia di cittadini sapranno dove poter fare sport. Uno sport aperto a tutti, dove l’integrazione sarà l’elemento comune e dove tutte le classi sociali potranno partecipare.
Sport di base, sport di vertice e sport amatoriale avranno tutti la stessa considerazione e tutte le discipline sportive potranno essere così rappresentate.
La Regione dovrà programmare un piano d’impiantistica sportiva che prevedrà la costruzione, la ristrutturazione, la gestione e la sicurezza degli impianti.
Niente più cattedrali nel deserto ma impianti a disposizione della collettività, sia pubblici che privati.
Dovrà anche individuare tutti quegli spazi e aree verdi urbane ed extraurbane anche in assenza di specifici impianti dedicati allo sport, dove poter praticare lo sport.
Lo sport è anche fiumi, mari, laghi e montagna: tante eccellenze presenti nella nostra Regione.
Per programmare tutte quest’attività, la Regione dovrà avvalersi di strumenti idonei, tipo banche dati, ma soprattutto dovrà coinvolgere tutte le Istituzioni sportive di riferimento sul Territorio.
Un sogno? No una speranza.
Come abbiamo pensato a Roma, Capitale dello Sport, Città inclusiva a vocazione olimpica e paralimpica, tutto questo lo possiamo trasferire alla nostra Regione.
Proviamo a dare un segnale.
