Attenzione con le denominazioni a effetto.

La storia, più spesso di quanto si pensi, è irripetibile. Un piano strategico, per funzionare, deve avere due specifiche condizioni basilari: spazio e tempo. Una tipicità di contesto incastonata nell’orologio del presente che proietta luce, magari non lontanissimo ma almeno verso il presente continuato. Se non vogliamo, per banale scaramanzia, usare quella parola che inizia per “fu” e finisce per “turo’.

Denominiamo piano Mattei qualcosa che è lontana anni luce dalla strategia di Enrico Mattei, appunto tipica di un tempo irripetibile e di uno spazio mediterraneo – allargato alle piste sub-sahariane. A est, dopo Suez, verso il corno d’Africa e l’oceano indiano. A sud, fino al capo di buona speranza – completamente diverso da quello odierno.

Uomo spregiudicato, manager di Stato, votato alla ricostruzione, prima ancora che economica, psicologica di un’Italia umiliata per aver scelto la parte sbagliata. Uomo estroso e pervicace. Con un obiettivo preciso di rinascita dell’Italica autostima, fatta di talento individuale, capacità relazionale, influenza pragmatica e realismo, tipici del capitalismo democratico. Sguardo rivolto, come da tradizione cattolica, al profitto dai risvolti sociali e agli ultimi del mondo.

Non possiamo dire con quanta ipocrisia, genuinità o cinismo strumentale.

In uno scacchiere internazionale dove tutti concorrevano e attuavano le proprie ragioni, per l’affermazione di peculiari valori e interessi statali, senza un contrappeso equilibratore di organizzazioni internazionali, la cui maturità era di la da venire.

Certo, si può dire che lo sia anche Oggi, magari però con qualche innegabile passo avanti della comunità europea, per esempio.

E l’Italia? La più piccola delle grandi potenze o la più grande delle medie potenze?

Un’ondivaga propriocezione. Un atavico complesso di inferiorità-superiorità. Figlio delle italie a fatica unite, e degli italiani con tante forti identità sostanziali, ma un’identità formale debole. Materie prime scarse ma tante idee produttive, fantasia, visione.

Mattei lo sapeva bene e senza sudditanza o timori verso il mondo anglo-americano, uscito vincitore, e ancora di più verso le potenze vicine, vedi la Francia, temibile competitrice. Poche remore. Giusti referenti politici e visione economica aggressiva ma con toni anche, all’occorrenza, terzomondisti e rassicuranti (non predatori ma cooperativi). Per raggiungere l’obiettivo del riscatto e del ritorno, in grande stile, dell’Italia tra le potenze mondiali del dopoguerra.

La fine controversa di Mattei ne ha fatto, ancora di più, un protagonista tormentato del suo tempo e della nostra storia, alimentando anche una letteratura del mistero e del complotto.

Le condizioni odierne sono diverse, senza negare talune similitudini. Pongo solo alcuni spunti, per suscitare il dibattito plurale, linfa del pensiero evolutivo e del progresso.

Le sponde del Mediterraneo, come le realtà territoriali e politiche dall’Africa, nell’insieme e per macro-regioni, sono oggi assimilabili a quelle del tempo di Mattei?

Le divisioni etnico-religiose, ma anche clanistiche e criminogene (potremmo andare avanti), autoctone e/o organizzate in modo
trans-nazionale, non pongono forse nuovi fattori di criticità e conflitti, spesso asimmetrici, ibridi, quindi di difficile identificazione?

Elementi e attori da analizzare e computare, di preferenza, ma non solo, collegialmente, con strumenti internazionali già disponibili, e non come sparuta, forse sterile, iniziativa di una parte, pur legittima espressione del potere esecutivo, di un singolo Stato?

Nulla vieta, naturalmente, l’uso degli accordi bilaterali, ripeto, strumenti disponibili alla stregua di quelli multilaterali.

Quando penso agli interlocutori internazionali, faccio ormai fatica a pensare che non sia l’Europa a competere e cooperare, anche in modo aspro, con realtà continentali e sub-continentali di dimensioni reciproche.

Gli Stati-Nazione, soprattutto quelli di piccole e medie dimensioni, avranno un peso fondamentale ma diverso nella costruzione politica, sociale, economica, strategica dello spazio fisico in cui sono collocati. Affinché i benefici non restino elitari ma siano concretamente diffusi, anche attraverso l’uso virtuoso delle tecnologie, oggi molto più avanzate e veloci rispetto al tempo di Mattei.

Altre impalcature, mi sembrano talvolta fittizie, fragili tentativi di una ricerca di consenso effimero e, alla lunga, inefficace.

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